Missione BAFATA'

Mons. Pedro Zilli, vescovo missionario di Bafatà (Guinea-Bissau) ospite a ZOPPOLA

Sabato 25 e domenica 26 sett. Mons. Pedro Zilli, brasiliano di nascita, ma di origine italiana- veneta, attualmente vescovo della Diocesi africana di Bafatà in Guinea- Bissau, si è soffermato fra noi per un saluto alle comunità  di Zoppola e di Orcenico Superiore, che con la Diocesi di Bafatà sono in un certo senso “gemellate” per una sponsorizzazione mensile a favore delle opere della nuova Diocesi africana.
Il Parroco di Zoppola, don Antonio Buso, che aveva intessuto relazioni con padre Zilli, quando era ancora missionario in terra d’Africa, in occasione della sua nomina a Vescovo della neo costituita diocesi di Bafatà, aveva ventilato l’idea di “dare una mano concreta” alla realizzazione di alcune opere in terra d’Africa; le comunità di Orcenico Superiore e di Zoppola generosamente hanno e stanno corrispondendo.
Mons. Zilli personalmente ha voluto venire a ringraziare la popolazione: sabato 25 sett. nella comunità di Orcenico Superiore, durante la celebrazione eucaristica ha impartito pure il sacramento della Cresima ad alcuni giovani militari, assistito dall’arciprete don Arturo Rizza e da don Fausto, cappellano militare di Arzene e Cordenons.
Mons. Zilli, domenica 26 sett., presiedendo l’eucarestia domenicale nell’arcipretale di Zoppola e nella parrocchiale di Ovoledo, che nell’occasione ha festeggiato il patrono San Michele Arcangelo, si è intrattenuto con la popolazione ringraziando per la concreta collaborazione sorta a sostegno delle opere missionarie della sua diocesi.
Sono, infatti, circa 200 le famiglie che hanno aderito all’iniziativa di solidarietà e fraternità missionaria e che, mensilmente, fanno pervenire alla giovane diocesi il loro contributo. Il “progetto Missione Bafatà” animato da un gruppo di persone, soprattutto giovani, delle comunità di Orcenico Superiore e di Zoppola, è nato in seno ai rispettivi Consigli Pastorali come risposta al Piano Pastorale Diocesano per l’animazione missionaria della comunità; è quindi sostenuto dal Consiglio Pastorale parrocchiale ed ha come auspicio la potenzialità di ampliarsi a tutta l’Unità Pastorale di Zoppola. Non ha come finalità solo un sostegno materiale per le opere della Diocesi di Bafatà, ma intende lanciare un ponte che permetta alla nostra comunità di entrare in rete con la comunità cristiana d’Africa: il progetto è ancora alla fase embrionale, tuttavia è già in atto una relazione a livello informatico fra i nostri giovani ed i giovani della comunità cattolica `Santa Isabellla' di Gabù con scambi di idee sulla religione, la cultura, la pianificazione familiare e problematiche della gioventù d’oggi.
Il presule Zilli, riconoscente per l’aiuto garantito e per l’iniziativa avviata, ci ha invitato a vivere il nostro essere chiesa in unità di spirito e di incessante preghiera.
 

 

COSI’ I GIOVANI DI GABU’ CI HANNO SCRITTO:
Le scriviamo dalla comunità cattolica `Santa Isabellla' di Gabù, in risposta ad una lettera indirizzata alla Missione Cattolica di Gabù, nella persona di suor Maria Guedes Soares. Siamo lusingati per la lettera ricevuta. Abbiamo così acquisito dei nuovi fratelli in Cristo, desiderosi di sostenerci e che vogliono dar vita ad un legame fra la gioventù della nostra parrocchia e quella di Zoppola. Siamo apertissimi ad accogliere il vostro appoggio, e intenzionati ad inaugurare un rapporto sia di amicizia sia di scambio di vedute con voi su tutti gli aspetti legati all'età giovanile.
Il nostro Gruppo `Pace e amore' comprende 50 giovani, 22 ragazzi e 28 ragazze. In maggioranza sono studenti che ogni anno sono costretti a lasciare il Gruppo per gli studi a Bissau. Tocca così agli adolescenti che raggiungono i 18 anni di età integrare il Gruppo. Alcuni di noi vivono presso le proprie famiglie, gli altri, venuti da diverse regioni, vivono assieme in armonia e contribuiscono tutti a sostenere e mantenere il Gruppo.
In agosto dal 2002 incontriamo i giovani della Missione di Setubel-Potugal, e con essi abbiamo uno scambio di idee per una settimana, affrontando concretamente ciò che riguarda la religione, la cultura, la pianificazione familiare e la formazione degli insegnanti. E ci fa piacere scambiare con voi le nostre idee o sugli stessi argomenti o su altro. Senza impegnarsi, per il momento, più dettagliatamente, vi porgiamo i nostri saluti più cordiali.
Gabù 31 Maggio 2004
Il segretario del Gruppo: Bernardo Mendes

Ci ha scritto dom Pedro Zilli, il Vescovo di Bafatà

 

Carissimi, in questi giorni i missionari italiani hanno la soddisfazione di accogliere in Guinea-Bissau la Conferenza Episcopale Italiana, rappresentata dal vescovo di Verona Mons. Flavio Carraro, accompagnato da alcuni sacerdoti e da un giovane in rappresentanza dei giovani italiani.

L'incontro è molto positivo, per il fatto che fra le altre cose ha permesso ai missionari di sentirsi ancora più stretti con la Chiesa di origine e, nello stesso tempo, di avere maggiormente la consapevolezza di essere stati inviati proprio da essa in missione.

Personalmente ritengo la visita in Guinea della C. E. I. un gesto molto bello sia di amore per i suoi missionari, sia di comunione ecclesiale con la Chiesa guineana, e costituisca un risveglio spirituale e missionario non solo per gli italiani ma per tutti noi che viviamo qui.

Da tempo ho in animo di scrivere agli amici che stanno dando una mano preziosa alla Diocesi di Bafatà, e specificatamente a Gabù. Però gli impegni, i viaggi, le riunioni, gli incontri in diocesi sono tanti... e la corrispondenza epistolare ne soffre.

Come sapete, gli Spiritani prenderanno in consegna la parrocchia di Gabù nel settembre prossimo. Al loro arrivo andranno ad abitare in una casa presa in affitto per un anno, a 100 euro al mese. Ora stiamo approntando quel minimo di mobilia perché i missionari possano vivere con una certa tranquillità. Il denaro che ci inviate serve al momento ad affrontare queste spese. Ho avuto occasione il 31 maggio scorso di parlare a Dakar (Senegal) con il Superiore provinciale degli Spiritani, padre Sergio. Gli ho riferito del valido appoggio che voi ci state garantendo. Ne è rimasto contento e mi ha chiesto di dirvi il suo sentito grazie.

A settembre, dal 6 al 19, sarò a Roma per un incontro riservato ai giovani vescovi. Penso che questa sarà la volta buona per venire a trovarvi.

    Saluti a tutti.                                                                 Dom Pedro Zilli, Vescovo


A fianco delle popolazioni sfavorite

La risposta da parte delle famiglie del territorio comunale finora avutasi, nei primi due mesi, non può che essere incoraggiante. Ci si avvia verso le 200 adesioni e di conseguenza la cifra non è indifferente, ma vista la sua destinazione potrebbe essere anco9ra rafforzata… Molte famiglie hanno voluto versare più di una quota mensile, per cui si è arrivati a raccogliere la somma di 5.000 euro, già consegnata al Vescovo di Bafatà, dom Pedro Zilli, alla fine del mese appena trascorso.

La sponsorizzazione “progetto Bafatà” ha visto come protagonisti anche i giovani, sia per la raccolta e per l'invio degli aiuti, sia per la interessante idea di rafforzare i rapporti fra la nostra comunità e quella africana attraverso un contatto epistolare con i giovani di Bafatà, scambiandosi idee e opinioni, confrontando soluzioni e valutando mentalità.

In Guinea-Bissau la situazione politica non è ancora completamente tranquilla. Il 28 marzo 2004 si sono svolte le elezioni generali, dopo che il presidente in carica, Kumba Yala, era stato deposto dalle forze armate perché ritardava senza motivo la data delle elezioni. I militari sono intervenuti, questa volta senza spargimento di sangue, evitando le distruzioni e le morti che c'erano state negli scontri di pochi anni fa, fra l'allora presidente Nino e il capo dell'esercito Manè. Stavolta un ruolo dì pacificazione degli animi e di risistemazione delle cose l'hanno avuto i due giovani vescovi della Guinea, mons. Zilli e mons. Camnate. A quest'ultimo, vescovo di Bissau, è stata pure conferita la carica di presidente della commissione nazionale che doveva preparare le elezioni presidenziali. E queste si sono svolte regolarmente e il nuovo presidente è il cristiano Gomes, esponente del partito che ha governato il paese subito dopo l'indipendenza dal Portogallo.

La svolta mondiale avvenuta in questi ultimi tempo con il tragico fenomeno del terrorismo, ha fatto passare ancora di più in secondo piano il continente africano con i problemi che attanagliano da anni le sue popolazioni. Non che nelle altre parti del mondo non ce ne siano, ma essendo da tempo ormai fuori dai circuiti del commercio mondiale, l'Africa è avvolta dal disinteresse socio-politico mondiale, non essendo zona di interesse economico immediato, priva di strutture com'è che non permettono uno sfruttamento rapido delle immense ricchezze che ci sono nel suo sottosuolo. Sostanzialmente è ancora terra di conquista da parte delle potenze economico-finanziarie del mondo, che soffiano o guidano quasi tutte le guerre che da anni insanguinano il continente nero: Somalia, Sudan, Sierra Leone, Liberia, Congo, Ruanda...

I nomi di questi Stati li abbiamo sentiti e li sentiamo spesso nei telegiornali, e sempre per scontri, distruzioni, guerre, carneficine. La cui origine però non è che in minima parte da ricercare nei capi o nelle popolazioni africane. Le visioni politiche e gli interessi commerciali di noi Occidentali hanno sconvolto tante cose nella vita sociale di quei popoli.

Quello che noi stiamo facendo, nel nostro piccolo, con la comunità di Bafatà, mira appunto a porgere alle popolazioni africane una mano, perché esse possano essere se stesse; di migliorare, ma nelle loro terre e secondo le loro tradizioni.

Si può dire che gli Italiani sono di casa, in Guinea-Bissau. Colonia portoghese dal `500, essa ha avuto fino alla metà del secolo scorso una assistenza spirituale, affidata ai religiosi portoghesi. Dopo di allora, sono subentrati gli italiani: i Francescani Veneti e i Missionari del PIME di Milano. Ultimamente, specie fra le suore, è numerosa la presenza del Brasile. Di cui fa parte anche il vescovo di Bafatà, mons. Zilli, che appartiene all'istituto del PIME.

Vicino a noi, a Cordenons, c'è poi nella Parrocchia di Sclavons, un gruppo di persone, che da vari anni è in rapporto costante con una missione francescana della Guinea­Bissau. Aiuti e viaggi di lavoro avvengono regolarmente, anche grazie ad un padre che nella parrocchia cordenonese ha svolto per anni la sua attività sacerdotale.

Nella nostra Parrocchia alcuni anni fa abbiamo avuto pure una famiglia che ha effettuato un periodo di volontariato nel nord della Guinea, in una missione fra la tribù dei Felupes. E a Orcenico Superiore c'è una persona che ha programmato di dedicare la sue capacità professionali a favore di quelle popolazioni, stabilendosi in un prossimo futuro in terra guíneana.

Tutti questi precedenti possono farci pensare anche ad una possibile periodica trasferta in Guinea, fatta in gruppo, e con lo scopo di sistemare strutture locali, nonché per incontrare e convivere per qualche tempo con persone e tradizioni che sono sì, tanto diverse dalle nostre, ma che a detta dei tanti che fanno l'esperienza dell'Africa, hanno da insegnarci molto, specie in questi tempi di progresso in cui ci siamo discostati tanto, troppo, dalla natura e dai suoi ritmi.

Un'ultima notizia sul collegamento Zoppola­Guinea: tre motorini (tipo ciao o califfo), stanno viaggiando per le piste della Guinea, portando con loro tre sacerdoti africani, quando si devono spostare, di villaggio in villaggio, per le celebrazioni e la catechesi. I motorini sono stati regalati da alcuni zoppolani, due anni fa, in Guinea a gioia e soddisfazione il dei giovani preti africani.

A fianco delle popolazioni sfavorite

Luglio 2004


La zona dell'Africa a cui abbiamo incominciato ad inviare il nostro aiuto comunitario -rendendo così fattivo e concreto quel sentimento di solidarietà che sorge in noi istintivo ma che spesso resta nel vago e si ferma alle parole- incomincia a delinearsi con contorni più precisi. Già in un primo contatto avuto con il vescovo della diocesi di Bafatà, il presule aveva indicato come settore specifico in cui indirizzare il nostro aiuto, la parrocchia di Gabu, un grosso borgo, indicato nella cartina, sopra riprodotta, nella parte orientale della Guinea-Bissau, a circa 60 Km a est di Bafatà e a oltre 200 Km dalla capitale Bissau. La popolazione è in maggioranza musulmana, e la vita è vivacizzata dalla presenza di un fiorente mercato, che attira molta gente della zona. A Gabu ancora non c'è una parrocchia; per il momento c'è un gruppo di suore brasiliane, attorno a cui si radunano i pochi cristiani del luogo, visitati di tanto in tanto dai missionari che vengono da Bafatà. A settembre arriveranno due sacerdoti dell'Istituto missionario Spiritani: il parroco sarà un francese e il coadiutore un africano dell'Angola (ex-colonia portoghese come la Guinea-Bissau). Il vescovo Zilli sta istallando a Gabu tutto ciò che è necessario per far partire nel modo meno inadeguato la nuova parroc¬chia, che dovrà occuparsi anche di sanità e di scuola. Ed è a questo fine che attualmente vengono utiliz¬zati i soldi che noi diamo (A tutto giugno abbiamo raccolto e inviato euro 8.500, di cui 2.335 da parte di Or¬cenico Superiore). Il vescovo Zilli sarà in Italia nella prima quindicina di settembre prossimo per un convegno a Roma. In quei giorni intende venire da noi e dirci qualcosa a viva voce. Egli ha incontrato a Dakar (Sene¬gal) il superiore provinciale degli Spiritani, che a settembre invierà un suo missionario a Gabu: ci invia i suoi vivi ringraziamenti per quello che stiamo facendo per la parrocchia, che vedrà come parroco un suo confratello. Intanto sono stati già avviati contatti con i giovani della comunità di Gabù, tramite la superiora della comunità religiosa del luogo. L'intento è quello di iniziare un dialogo fra i giovani del luogo e quelli di Zoppola. Uno scambio di idee, di proposte e di progetti che vedano come protagonisti quella parte della popolazione che in futuro sarà in primo fila nella conduzione della Comunità. Il 31 maggio scorso abbiamo ricevuto il primo scritto dai giovani di Gabi, giuntoci via e¬mail, nel quale il rappresentante del gruppo giova¬nile locale ha dichiarato la disponibilità a dialogare con i coetanei italiani. E a Zoppola si sono iniziati degli incontri mensili fra alcuni giovani, volti ad acquisire una conoscenza meno inadeguata del mondo africano per evitare che lo scambio di idee resti nel vago senza entrare nei problemi concreti che oggi coinvolgono il mondo giovanile. Dalla lettera giuntaci da Gabù, pubblicata anche sul foglio della parrocchia “Settimana”, traspare la serietà e la buona preparazione di questo gruppo di giovani africani, che periodicamente si in¬contrano con altri giovani della zona, a discutere su la religione, la cultura, la pianificazione familiare e la formazione degli insegnanti. Siamo convinti che il dialogo con questi giovani africani, così impegnati an¬che se in mezzo a tante difficoltà economiche, servirà non poco ai nostri per il recupero di motivazioni e di stimoli verso un impegno culturale e sociale più incisivo per la loro vita. Per quanto riguarda l'invio degli aiuti, esso viene effettuato tramite bonifico bancario alla sede missionaria del PIME di Milano, dove il ve¬scovo ha un conto intestato alla sua diocesi. L'arrivo a Milano dell'importo a lui destinato, viene comuni¬cato subito al vescovo, in modo che egli ne possa disporre immediatamente. Tutte le operazioni bancarie sono certificate da ricevute, e sono a disposizione di tutti gli aderenti al progetto “Missione-BAFATÁ”. Le comunicazioni che il vescovo ha promesso di inviarci di tanto in tanto, e certamente quelle dei responsabili della futura parrocchia di Gabù, ci metteranno ancora di più in contatto con quanto viene portato avanti con gli aiuti che periodicamente inoltreremo. Gli aderenti al progetto “Missione-BAFATÁ” per il momento sono circa 200. Bisogna riconoscere che non è certo facile oggi coinvolgere la gente in progetti organici quando molti dubbi possono sorgere anche at¬torno ad iniziative con finalità benefiche. L'iniziativa “Missione-BAFATÁ” in atto nella nostra Unità Pastorale di Zoppola, cerca di dare le più concrete garanzie sulla trasparenza e sulla possibilità di controllo riguardo ai vari passaggi, dal donatore al destinatario. E con l'iniziativa che interessa i giovani, si è cercato di non li¬mitare il rapporto con la popolazione africana al solo aiuto materiale, che resta però indispensabile. Siamo certi perciò che evidenziandosi in modo sempre più chiaro la caratteristica di fondo dell'operazione in atto, molti che all'inizio erano ancora irretiti in comprensibili dubbi, si apriranno pure essi ad una convinta ade¬sione.
Ci fa piacere sottolineare l'iniziativa portata a termine dai ragazzi e dalla ragazze della Prima Comunione di Zoppola, che appoggiati dalle loro insegnanti elementari, hanno voluto ricordare questo importante pas¬saggio della loro vita cristiana, pensando ai loro coetanei di Bafatà, raccogliendo la somma di 140 euro che andranno a favore di alunni africani che come loro là frequentano la Terza Elementare. Il vescovo Zilli é impegnato a tempo pieno a creare quel minimo di strutture indispensabili per l'avvio della diocesi, che è nata insieme con la sua consacrazione episcopale. Dall'Italia gli sono arrivati vari aiuti e due di questi con le caratteristiche del nostro. Uno da parte di una parrocchia siciliana, dalla città di Augusta, che si è propo¬sta di sostenere, l'unica parrocchia di Bafatà; dove per il momento è sistemato lo stesso vescovo con i suoi uffici. Un altro, più consistente e organizzato, offerto dalla diocesi di Verona, che permette di dar vita ad una nuova parrocchia proprio nel centro di Bafatà, gestita da sacerdoti e personale di Verona.

A fianco delle popolazioni sfavorite

Ottobre 2004

Abbiamo riportato, nel testo originale portoghese, il saluto che il vescovo di Bafatà ci ha lasciato al termine della sua rapida visita alla fine di settembre, ritenendo che sia abbastanza comprensibile, grazie alle somi­glianze con il dialetto veneto. Comunque per dare la possibilità a tutti di comprendere il saluto di Doni Zilli nella sua completezza e chiarezza, ne abbiamo data la tradizione, con la sua foto, scattata   al, tempo della ordinanzione episcopale. Ne abbiamo riportato anche lo stemma vescovile dove campeggia l'antica cattedrale di Bafatà, affiancata da due palme africane.

Nella comunità di Gabù, dove giungono i nostri aiuti - a tutt'oggi sono stati raccolti e inviati 10 mila e 500 euro- ci sono già i due sacerdoti con cui prende il via ufficialmente la nuova parrocchia, e cercheremo di metterci in contatto presto con il nuovo parroco, che pur essendo di cultura francese, conosce molto bene la situazione e le tradizioni guineane. Egli ci darà in futuro maggiori dettagli.

In questo saluto il vescovo Zilli, ma già nelle tre omelie tenute nelle sante messe di Orcenico Sup, Ovoledo e Zoppola, i giorni 25 e 26 settembre, mette in risalto la preoccupazione circa le strutture della nuova comunità. Ciò evidenzia la serietà e la lungimiranza del lavoro progettato, perché la gente potrà essere raggiunta in profondità ed efficacia solo se le strutture e gli strumenti saranno adeguati dal punto di vista della comunità. Ecco perciò la precedenza data alla residenza degli operatori parrocchiali, con in testa i sacerdoti. Solo quando questi si possono muovere con facilità e spigliatezza potrà esserci un' opera vasta e continua.

E' a questa forma globale di intervento che si ispira il nostro aiuto: non a progetti particolari da realizzare né a problemi specifici, da risolvere, bensì a favorire la crescita totale della comunità, a favore non solo del numero limitato dei cristiani di Gabù ma della stragrande maggioranza non cristiana.

Nelle nostre due parrocchie sono state esposte delle foto di Gabù, portate da mons Zilli. Oltre alla chiesetta, elegante e artistica, ripresa in una celebrazione festiva, ci sono le foto della piccola residenza per i sacerdoti e quelle dei bimbi denutriti che giungono alla missione per essere curati dalle suore.

Per il momento il nostro intervento si limita all'invio di denaro, ma una conoscenza più puntuale della situazione potrà permetterci nuove modalità. Già abbiamo riferito dell'invio di alcuni motorini ad alleviare le fatiche degli spostamenti tra i villaggi dei catechisti, suore e sacerdoti. E ai primi di questo mese abbiamo potuto consegnare alla missione di Gabù un altro mezzo di trasporto. Si tratta di una moto (Guzzi-Stornello) da tempo ferma nei magazzini comunali, che l'Amministrazione municipale ha gentilmente accettato di mettere a nostra disposizione. Essa va ora ad aggiungersi agli altri motorini di Zoppola che `ronzano' tra i sentieri della lontana Guinea-Bissau. Questa nuova forma di aiuto può allargarsi anche nel campo sanitario, per strutture e strumentazioni se siano di aiuto per il recupera dei bimbi denutriti o delle mamme in gravi difficoltà.

fra quelli che hanno aderito alla Missione­Bafatà c'è molto interesse e viva attenzione, anche fra i giovani. Gradito in particolare è il foglietto trimestrale, che porta in casa notizie dirette dall'Africa. Infatti la forma d'aiuto che abbiamo messo in atto è oggi la più efficace, pur in una zona limitata del mondo, per risolvere davvero i problemi che attanagliano tanto il Terzo Mondo: aiutarli da qui, a crescere là, nelle loro terre, senza sradicarli dalle loro tradizioni, perché anche le loro culture hanno qualcosa da dire all'umanità.

Per finire, ricordiamo con piacere il gesto di una ragazza di Zoppola, che in occasione della sua Cresima ha offerto per la missione di Bafatà, la somma di 100 euro corrispondente a quello che avrebbe speso per sé in quella ricorrenza. Brava e grazie!

 

A fianco delle popolazioni sfavorite
Dic. 2004 - Gen. 2005

  Trascorso ormai un anno dall'avvio della nostra ` avventura' di solidarietà a favore delle popolazioni africane di Bafatà , ci è lecito esprimere gioia e soddisfazione. Tanto il numero delle famiglie aderenti all'iniziativa (oltre 200), quanto la somma di denaro inviata ( superiore ai 12 mila euro), danno il giusto risalto alla forma comunitaria, e non privatistica , data all'iniziativa. Impostando i rapporti tra il Primo e il Terzo Mondo a livello di comunità, si offre la garanzia della continuità e della consistenza del sostegno. E i contatti diretti con i responsabili in loco, che vivono non negli uffici o apparati burocratici del potere, ma a gomito a gomito con la gente del posto, condividendone problemi e bisogni, ci danno la garanzia che i nostri aiuti non si fermano per strada, ma giungono sul serio a destinazione. Si sa che questa forma di aiuto che raggiunge un'intera comunità e non mira a progetti limitati e specifici, ha significato solo se è di una certa consistenza e se viene protratta nel tempo. Per questo con Zoppola ci sono altre comunità italiane, parrocchie di Verona, Catania... -ne abbiamo già accennato precedentemente- che si sono messe sullo stesso nostro cammino. L'efficacia del nostro aiuto dipenderà perciò anche dal numero delle famiglie che si uniranno a noi in questa solidarietà. Lo sappiamo, accanto a chi è costruttivo c'è nella società pure chi è disfattista; accanto a chi è chiuso nel suo mondo e preoccupato solo dei suoi interessi, c'è grazie e Dio chi è sensibile verso quelli che sono meno fortunati di lui, e si sente interpellato e esce dal proprio guscio; e, invece di limitarsi a imprecare e a condannare, magari anche energicamente, di fronte ai mali e alle ingiustizie sociali, preferisce muoversi e fare. Essere perciò tra quelli che agiscono e non fra quelli che si limitano a parlare, è una forma di intelligenza e di merito, perché è il solo modo efficace per far fronte ai problemi e alle ingiustizie. Non
sono da condannare le prese di posizione e le discussioni chiarificatrici sui vari problemi planetari, ma chi vive nella miseria o muore perché non ha medicine o perché versa in gravi difficoltà ambientali, richiede da noi, più fortunati, ANCHE altro. E subito. L'urgenza e l'efficacia domandano atti concreti. Anche con una piccola offerta, diventata però grande per la pertecipazione di tanti, una comunità in difficoltà riceve una spinta non piccola ad organizzarsi, specie se si trova in una delle nazioni più disastrate del mondo, come la Guinea-Bissau .
La situazione politica in Guinea-Bissau non è ancora tranquilla. Un ultimo sussulto si è avuto ai primi di ottobre, in seguito ad una protesta di alcuni giovani militari, che ritenevano di non essere trattati giustamente dai loro superiori. Gli animi si esasperarono al punto che la riunione, che doveva portare al chiarimento, si concluse con le armi, e con la morte di due responsabili ai vertici delle forze armate. Per fortuna la cosa finì lì, grazie anche all'azione dei nostri vescovi, Camnate e Zilli, che avevano già dato, alcuni mesi prima, il loro decisivo contributo per far uscire le vicende politiche dal ristagno e dalla corruzione, inducendo i responsabili politici e militari a indire elezioni democratiche e a fare accettare da tutti i partiti l'esito delle urne. Anche l'attuale presidente della Repubblica Guineana è una persona che i responsabili locali hanno fatto scegliere ai nostri due vescovi. Queste vicende, che da noi sarebbero incomprensibili, ci dicono l'importanza decisiva che attualmente ha la Chiesa Cattolica in Guinea, pur essendo i cristiani ancora in netta minoranza nel paese. Si rivela dunque determinante il sostegno dato alla Chiesa locale, perché grazia ad essa si può avere, anche dal punto di vista civile, un rilancio insostituibile per la vita di quelle popolazioni, senza mezzi e senza aiuti.
Il nostro aiuto comunitario si è messo in questa direzione, e se non è possibile che porti subito a risultati immediati, tende a creare le condizioni perché quelle popolazioni, affiancate da personale disinteressato come i missionari, possano organizzarsi in modo autonomo e autosufficiante .
Nostro desiderio è anche quello di favorire il dialogo con la gente di laggiù, specie tra i giovani. Cosa non semplice trattandosi di gente, che ha a che fare ogni giorno con la sua sopravvivenza o quasi . Contiamo in futuro di poter dar il via a periodici viaggi di gruppo in quella terra per poter toccare con mano la realtà cui ci stiamo interessando, e avere così più immediati davanti agli occhi i problemi in mezzo a cui tanti nostri simili, sono ancora costretti a vivere, pur essendo entrati nel terzio millennio, per la diseguaglianza e l'ingiustizia che caratteriza il nostro pianeta.
Intanto è partito per la Guinea-Bissau il nostro concittadino di Orcenico Superiore Armando Mariutti . Egli intenderebbe in seguito impegnarsi a tempo pieno in quelle terre, in un'attività volta a valorizzare i prodotti della terra, nonché ad razionalizzare l'allevamento delle api, incrementando la produzione del miele. Si trova in Guinea da novembre, impegnato nell'immediato alla costruzione di una Scuola in una missione del Sud della Guinea. Anche questo tipo di aiuto è preziosissimo, una collaborazione fatta di sudore e di presenza. Ciò avvicina gli animi e affratella le popolazioni. E da Verona sono già giunti a Bafatà due laici, ad affiancare due sacerdoti veneti che hanno assunto l'incarico pastorale di una nuova parrocchia nela sede diocesana. Da parte nostra, abbiamo contattato i nuovi responsabili di Gabù e siamo in attesa di un scritto da parte dei missionarie appena giunti e dalle suore che già da anni vi lavorano.
Il ventitrè ottobre a Bafatà c'è stata grande festa. Era la vigilia della Giornata Missionaria e il vescovo Zilli ha imposto le mani sul giovane studente di teologia Augusto Mutna Tamba , che è diventato così il primo diacono della diocesi di Bafatà , e fra pochi mesi sarà il primo prete della nuova diocesi guineana. Qui sotto riproduciamo la sua foto, accanto a quella della apertura della nuova parrocchia a Bafata , dedicata a mons.Comboni , e gestita da personale di Verona.



A fianco delle popolazioni sfavorite

Aprile 2005

L'attesa a cui si faceva cenno nell'ultimo numero si è realizzata con l'arrivo alla fine di gennaio di uno scritto del missionario francese che ha assunto dal 24.10.04 la guida della nuova parrocchia di Gabù. E' padre Gérard Meyer, già missionario'da vari anni in Senegal e in Guinea Conakry -i due stati posti a Nord e a Sud della Guinea-Bissau. E' francese, appartenente alla Congregazione dello Spirito Santo e molto addentro - è il vescovo Zilli che ce l'ha comunicato- nella conoscenza delle tradizioni e religioni primitive del posto. Il nuovo parroco di Gabù è aiutato da un confratello africano Venàncio Barco, della stessa congregazione e originario dell'Angola, ex colonia portoghese come la Guinea-Bissau.

Nella lettera -imbucata a Dakar (Sénégal) il 15.12.04 arrivata a Zoppola il 01.02.05 ! - Padre Meyer racconta il suo approccio con la comunità. Ha incominciato col visitare le famiglie di Gabù e dei villaggi vicini (Pirana, Pitche e Sonaco), giacchè `il primo lavoro da fare, egli scrive, è quello di ascoltare e conoscere'. Nella lettera inviata a lui si era comunicato il nostro impegno a sostenere l'avvio della comunità di Gabù, ed egli nella sua risposta indicava come urgente l'istallazione di alcuni pannelli solari per avere una fonte di energia sicura e continua nelle strutture parrocchiali, dato che `a Gabù, pur essendoci l'elettricità, le interruzioni nell'erogazione dell'energia pubblica, sono continue'. Una fotocopiatrice poi sarebbe di utilità estrema per la comunicazione da iniziare in un modo regolare con la gente e con i vari settori della collaborazione. Al Padre Meyer è stato scritto che da qui non si è ancora in grado di provvedere in un modo così puntuale a ciò che ha richiesto, ma che egli fin da adesso può disporre dei soldi già in possesso del Vescovo Zilli e da questi predisposti -come ci ha comunicato e come viene indicato in ogni invio di aiuto -per la parrocchia di Gabù.

La stessa cosa è stata comunicata alle suore francescane brasiliane -Maria Mònica Fernandes e Maria Guedes Soares- che operano già da anni a Gabù nel recupero e nell'assistenza dei bambini denutriti e delle rispettive madri. Il Vescovo Zilli, venendo tra noi nel settembre '04, ci aveva portato una relazione sulle varie attività della comunità di Gabù. Le suore gli avevano consegnato pure una lista di nove bambini, da aiutare eventualmente con l'adozione a distanza. Ad esse abbiamo fatto presente che il nostro impegno ancora non si è concretizzato in direzioni particolari, ma che ugualmente le somme di denaro da noi raccolte si povevano doverosamente impiegare in modo primario per questa urgente opera di assistenza.

Il discorso con i giovani invece è ancora al punto di partenza. Tale dialogo evidentemente è ancora qualcosa di astratto, specie per chi, come la gioventù africana, è alle prese ogni giorno con problemi concreti e a cui la cultura può apparire un lusso, da rinviare a tempi più adatti, quando non si è più alle prese con la propria sussitenza.

Comunque fra le due comunità si è iniziato ora un rapporto articolato su qualcosa di concreto. Confidiamo che i contatti possano avvenire in modo spedito, senza che i servizi postali nazionali e internazionali frappongano eccessivi impedimenti.

Intanto questo nostro 2^ anno di aiuto alla Diocesi di Bafatà è partito in modo brillante. Molti, fin da gennaio, ci hanno interpellato e hanno provveduto immediatamente a versare la loro quota -molti addirittura la quota dell'intera annata- convinti della positività della iniziativa avviata da un anno. In questi primi tre mesi abbiamo raccolto la somma di 2.500 euro, che abbiamo subito messi a disposizione del vescovo Zilli, versandoli suo conto corrente bancario. Ne daremo comunicazione anche al Padre Meyer.

Riportiamo alcuni brani apparsi qualche tempo fa sul foglietto `SETTIMANA' della Parrocchia
EVANGELIZZAZIONE E PROMOZIONE UMANA

 

Ai suoi seguaci Gesù Cristo diede l'incarico di diffondere dappertutto la Novità da Lui portata sulla terra, perché riguardava tutti: `Andate e predicatela in tutto il mondo!' Si annunciava una nuova vita, ma che non doveva essere staccata dalla vita che gli uomini già vivevano. Quindi si trattava di un nuovo modo di vivere la vita umana. E ciò sottintende che la vita che noi viviamo in modo naturale non è ancora completa e abbisogna di una aggiunta.

L'intreccio umano-divino della vita portata da Cristo, e diffusa dai missionari nel mondo, fa sì che essa sia inscindibilmente spirituale-interiore e materiale-esteriore. L'anima non è staccata dal corpo e non può disinteressarsi di esso, e il corpo non può restare vivo senza l'anima: entrambi si trovano in un'unità che esige l'armonia, eviti tagli o separazioni. Fu così che nella Chiesa le opere di misericordia spirituale furono sempre accompagnate dalle opere di misericordia corporale. Anzi, a scanso di equivoci, e per non vivere di parole e di sole buone intenzioni, l'amore spirituale, quello soprattutto verso Dio, viene misurato sull'amore che abbiamo verso la gente in carne e ossa: `Come puoi dire di amare il Signore che non vedi, se non ami il fratello che vedi?' Amare perciò significa dar da mangiare, vestire, soccorrere... "Non chi dice `Signore', `Signore' entrerà nel regno di Dio, ma chi fa la volontà del Padre mio".

 

Per questo l'evangelizzazione, la proclamazione del vangelo a chi ancora non lo conosce, andò sempre di pari passo con la realizzazione di opere, in ogni campo e per ogni bisogno: scuole, lebbrosari, dispensari, officine, strade, bonifiche... E le missioni sono sempre piene di vita, brulicanti di giovani, sono cantieri di opere, con il missionario in perenne azione, che fa di tutto, che ascolta tutti... Come può constatare ognuno che mette piede in una missione cattolica.

L'Africa, pur essendo vicinissima all'Europa è stato l'ultimo continente `scoperto' dagli europei. La parte che si affaccia sul mar Mediterraneo era però in contatto con l'antica Grecia e l'Impero romano, e anche la Chiesa primitiva ebbe in queste terre un grande sviluppo, con personaggi ecclesiastici di importanza tuttora decisiva per la vita e il pensiero della Cristianità. Basta ricordare i nomi famosi di S. Antonio abate, che visse in Egitto, e di S. Agostino, che fu vescovo in quella terra che oggi chiamiamo Tunisia. L'arrivo dei Musulmani in queste terre segnò un distacco dall'Europa, a partire dal VII secolo. E anche oggi questi paesi hanno vita, costumi e lingua determinati dalla dottrina dell'islam. Al di sotto di questa fascia musulmana, dall'Oceano Atlantico al Mar Rosso, si estende la vasta zona del deserto sahariano, con popolazioni influenzate sia dall'islam che dalle tradizioni primitive. Gli europei incominciarono a interessarsi delle terre africane ai tempi di Cristoforo Colombo. E furono i Portoghesi i primi, guidati dai loro re, a navigare lungo le coste occidentali dell Africa, senza però mai occupare molta terra e limitandosi a stabilirsi su posizioni costiere, per avere dei punti di approdo per i loro viaggi marini, che miravano a raggiungere l'India. E la Guinea-Bissau -che per i Poroghesi faceva tutt'uno con le isole di Capoverde, un po' discoste dalla terra africana- iniziò così la sua esistenza di colonia portoghese. Esiste ancora oggi un'iscrizione su di un cippo di pietra, che ho potuto leggere io stesso in una boscaglia del nord della Guinea, a segnare l'incontro fra primi portoghesi e gli indigeni del posto, i felupes. In modo simile ebbero origine le altre due colonie portognesi dell'Angola e del Mozambico. Di questo lungo periodo di colonizzazione è rimasta la lingua portognese come lingua ufficiale. La stessa cosa va detta per gli stati africani vhe ora usano la lingua francese e inglese: si tratta di ex-colonie di Francia o di Inghilterra. Si ha così in questo continente un'Africa anglofona, una francofona e una lusofona, a indicare quelle zone africane in cui predomina o la lingua inglese o quella francece o portognese.

  “A fianco delle popolazioni sfavorite” 
luglio 2005 

Ci ha scritto dalla parrocchia di Santa Isabel di Gabù -diocesi di Bafatà- il parroco-missionario Padre Gérard Meyer. Ci informa sul periodo pasquale appena passato, in cui si è conclusa la preparazioni al Battesimo della giovane parrocchia: sabato santo 20 giovani di Gabù hanno chie­sto di entrare nella Comunità cristiana. E il giorno di Pasqua le mamme del posto hanno por­tato al fonte battesimale 13 loro bambini. La stragrande maggioranza dei cittadini di Gabù è musulmana e i rapporti fra i pochi cristiani e i fedeli di Maometto sono buoni: `Noi -scrive padre Gérard- facciamo attenzione al dialogo con i nostri fratelli musulmani, soprattutto attraverso gli incontri di ogni giorno'. In Guinea -e in genere in tutte le regioni africane- non ci sono tensioni fra le religioni e le manifestazioni esterne vengono rispettate. Il venerdì santo, quando è svolta la via Crucis lungo le strade di Gabù, ‘c'era moltissima gente’, che non poteva essere che di reli­gione musulmana.

Padre Gérard è grato dell'aiuto che periodicamente gli inviamo; ciò gli permette di continuare a dotare la comunità di quel `minimum di strutture per lavorare, e soprattutto per formare i giovani'. At­tualmente sta preparando un ‘salone parrocchiale’ e un ‘ufficio per i collaboratori’.

`A nome della parrocchia -conclude lo scritto- voglio ringraziare tutti coloro che con la loro solidarietà, ci aiutano a costruire qui il regno di Dio'.

Siamo contenti di sapere dal nostro missionario di Gabù che i giovani della parrocchia stanno per inviarvi delle notizie circa le loro attività. Potrà così riavviarsi quel dialogo appena appena iniziato tempo fa e che e importante per la crescita di tutte e due le nostre comunità, special­mente a livello giovanile.

La nostra cordata di solidarietà intanto continua. La stragrande maggioranza degli aderenti alla ‘Missione Bafatà’ ha già riconfermato la sua adesione e per il secondo invio dell'anno 2005 è stata raccolta, a tutto giugno, la somma di 2.500 euro ( di cui 1.335 da Orcenico Superiore). Tale somma è già stata messa a disposizione della porzione della Diocesi di Bafatà, che il vescovo Zilli ha affidato alla direzione del padre spiritano Meyer,

Proposta: questo nostro foglietto di notizie trimestrale potrebbe anche divenire scambio di idee fra tutti noi. Se qualcuno vuol esprimere idee o dare suggerimenti, può farne partecipe tutto il ‘gruppo’ in vista di un miglioramento ed allargamento di questa nostra solidarietà.

 

EVANGELIZZAZIONE E PROMOZIONE UMANA - II

Le opere e l'assistenza che il missionario realizza nei territori dove il Signore lo invia, rispondono in pieno all'esigenza concreta del messaggio evangelico. Egli sa, però, per esperienza quoti­diana e grazie alla Parola di Dio, che la vita umana, in ogni sua espressione, è precaria, sog­getta ad imperfezioni e deviazioni. Abbisogna perciò di sostegno e di correzione. E la Novità di vita portata da Cristo è in grado di garantire all'esistenza umana di restare in carreggiata e di mante­nersi sana.

Da ciò il legame stretto tra l'evangelizzazione e la promozione umana. E' facile dimenticare, in mezzo a tanti progressi settoriali, gli aspetti fondamentali della vita. Può accadere di restar affasci­nati delle straordinarie realizzazioni della tecnologia, al punto da non coglier più le dire­zioni assurde che si possono prendere e le conseguenze funeste cui si può arrivare.

In questo supersviluppo della materia, in questa acuta attenzione al corpo, in questo concen­trarsi sulla dimensione terrestre della vita, il missionario viene a ricordare, pure a quelli del Terzo mondo, che hanno ancora tante necessità materiali, che noi ‘non abbiamo qui la nostra stabile dimora’, che siamo in cammino verso ‘la città futura’. Sicché il benessere materiale, da esten­dere al maggior numero possibile di persone, non deve assumere dimensioni esagerate e ritmi ossessivi. Ciò pregiudica non solo la meta soprannaturale cui ogni uomo è chiamato, ma osta­cola dapprima lo sviluppo della persona umana, impedisce il necessario equilibrio sociale, crea gruppi discriminati o favorisce ceti privilegiati. Creare e ricreare l'essere umano, formarne le virtù e favorirne la pratica, è opera lunga e paziente. E il missionario ne è cosciente e lo fa nel lavoro quotidiano della missione, aiutato da suore e da laici. Con l'attività catechistica che propone e la formazione professionale che elargisce, egli fornisce ai giovani che lo seguono quell'e­quilibrio umano, che sarà necessario nella vita familiare e nella società.



VICENDE STORICHE DI GABU.
Prima che nel XV sec. arrivassero i portoghesi, in Guinea-Bissau vivevano varie etnie con non sempre fissa dimora. La zona di Bafatà-Gabù era abitata soprattutto dai Mandinga e dai Fula, due etnie di religione musulmana, I Mandinga giunsero nel XIII sec dal sovrastante regno del Mali e ne estesero in Guinea il potente impero. A Gabù venne fissata la residenza del principale rappresentante dell'imperatore maliano. Un po' alla volta però tali rappresentanti si resero indipen­denti dal potere centrale e formarono vari regni mandinga, su cui, a cominciare dai sec. XV-XVI, primeggiava quello di Gabù. Durante questo periodo ci furono varie immigrazioni di Fula, provenienti dalle regioni dell'alto Nilo. Dapprima ciò avvenne in modo pacifico, ma nel sec XIX si arrivò allo scontro armato. Nel maggio del 1867 si ebbe la battaglia decisiva. A Kansala, capitale del impero di Gabù, Mandinga e Fula si affrontarono all'ultimo sangue. Kansala fu rasa al suolo, i suoi difensori, dopo aver resistito fino all'ultimo, furono tutti massacrati con il loro re Dianké Wally. Il ricordo di una tale battaglia, che segnò la fine dell'impero di Gabù, restò a lungo nella memoria delle popolazioni ed viene ancora rievocata. 

               
                               
A fianco delle popolazioni sfavorite
 gennaio 2006

  

Per la fine del 2005 ci è giunto da Bafatà, datato 15 dicembre, uno scritto di Mons. Zilli per tutti coloro che, come noi, gli sono vicini nell'opera di evangelizzazione e di promozione umana a favore delle popolazioni disagiate della Guinea-Bissau. Ne riportiamo i punti salienti.

 

"Permettetemi di condividere con voi alcune gioie da me vissute in quest'anno: ho avuto il piacere di ordinare, a maggio, Padre Augusto Mutna Tamba, il primo sacerdote della diocesi di Bafatà, dopo la sua creazione nel 2001. Nel mese di ottobre sono state costituite due parrocchie: San Comboni a Bafatà e Santa Isabella a Gabù; inoltre la parrocchia di Tite ora ha un sacerdote residente. E da mercoledì, 14 dicembre, abito nella Curia Diocesana, frutto di tanta generosità. Altre opere continuano nella loro realizzazione: le scuole materne di Bafatà e Buba, il Centro di recupero nutrizionale per i bambini denutriti di Bafatà, la costruzione della residenza delle suore di Contuboel... Tutto questo grazie alla Provvidenza che non ci abbandona mai. Quanti benefattori ci stanno appoggiando! Quante persone generose aprono i loro cuori per aiutarci nelle varie attività e nella costruzione delle strutture diocesane. Sono persone buone che, con Cristo nel cuore, ci vengono incontro e sono missionarie con noi.

 La Chiesa di Guinea Bissau celebra quest'anno alcuni giubilei: i 25 anni dell'arrivo delle congregazioni italiane `Adoratrici del Preziosissimo Sangue' e delle `Missionarie dell'Immacolata' e quello della congregazione brasiliana delle `Clarisse Francesane'. E i Frati Minori della Provincia francescana veneta hanno celebrato i 50 anni di presenza nel nostro Paese. Sono uomini e donne che con perseveranza consegnano quotidianamente la loro vita a Dio e ai fratelli.

 Purtroppo dobbiamo dire che il 2005 non è stato l'anno migliore per il nostro popolo guineense: non c'è denaro, la scuola pubblica non ha ancora iniziato l'anno scolastico 2005/6, i funzionari statali difficilmente ricevono puntualmente il loro salario, gli ospedali quando funzionano, funzionano male. Tutto sembra rimanere immobile...! Comunque, aldilà di tutta questa situazione, qualcosa di positivo c'è: ci sono realizzate le elezioni presidenziali e le istituzioni democratiche sono state riattivate. Considerando la situazione del Paese, questo non è poco!

 Invio a tutti voi gli auguri di un Santo Natale e di un felice Anno 2006.


E' bello sentire il vescovo di Bafatà aprirsi con noi nella gioia provata al vedere sorgere sotto i suoi occhi, nei momenti difficili dell'inizio, le prime strutture del suo lavoro in mezzo gente tanto bisognosa. Egli sa di avere di fronte coloro che da lontano gli stanno vicino e continuano ancora ad esserlo, in un sostegno silenzioso, ma efficace e indispensabile. Egli ha attorno a sé tanti collaboratori, sacerdoti, suore e laici volontari, ma sa che senza i mezzi arrivati da tanti cristiani dall'estero, lui e i suoi collaboratori potrebbero portare avanti solo un lavoro ridotto e precario, immersi come sono in un mare di bisogni e di difficoltà.

 Per loro, tanta solidarietà, frutto di umanità e di fede, non può che riempire l'animo di gioia, nonché dar forza nei momenti difficili. E per noi significa, in quello che doniamo ogni mese, dare un po' di noi stessi. Un po' della nostra vita passa così nella loro, in quella dei missionari e in quella della gente che essi avvicinano, portando speranza e serenità per il loro domani.

 E le condizioni laggiù, pur ricordate con garbo ed ottimismo da mons. Zilli, specie per la situazione politica, non sono buone. E la presenza dei missionari diventa sempre più decisiva per le sorti di una popolazione che da tanti anni, anche dopo l'uscita dal colonialismo, non arriva ad un tenore di vita sufficiente per un'esistenza veramente umana. E' inutile fermarsi a ricercare cause e colpevoli. Certo ci sarà bisogno di riflettere anche su ciò.

Ma per il momento queste discussioni non risolvono i problemi urgenti della

gente che soffre e ha bisogno di bere, di mangiare, di essere protetta e curata, oggi. Per questo il nostro aprirsi a tanti che non arriveremo mai neanche a vedere né a conoscere, ai bambini che saranno nutriti e guariti con il soldo che ogni tanto facciamo arrivare per loro al missionario, è l'opera più efficace e più valida per un mondo migliore. Più che non tanti dibattiti e discorsi.

 E' quindi altamente lodevole che la quasi totalità di coloro che si sono impegnati in questa cordata di solidarietà con la diocesi di Bafatà, continuino da tre anni a mantenersi fedeli nell'impegno di affiancare un giovane vescovo che è alle prese con non poche difficoltà a favore di popolazioni bisognose e abbandonate. Alla fine di dicembre abbiamo inviato altri 1000 euro, che sommati a quelli già mandati in tre spedizioni precedenti portano la cifra dei nostri aiuti a euro 8000, per l'anno 2005.

 Nel nostro impegno per la disastrata popolazione della Guinea-Bissau, abbiamo dei colleghi nella Parrocchia di S.Pietro di Cordenons che già da parecchi anni sono in stretto rapporto con un missionario francescano che da alcuni decenni lavora in Africa. Tra di essi abbiamo già detto che si trova un nostro concittadino, di Orcenico Superiore, Armando Mariutti, che è di nuovo sceso in Guinea a terminare l'opera programmata dai Cordenonesi: la costruzione di una scuola, per al quale hanno spedito due container di 12 metri l'uno, pesanti 300 quintali. E solo la spedizione è costata 9000 euro.


 

A fianco delle popolazioni sfavorite
 

aprile 2006

 

Questo numero è stato scritto in Africa e vi giunge da Bissau dove mi trovo dalla fine di marzo per insegnare latino ai teologi del Seminario Maggiore della Chiesa locale. Per i preti é importante la conoscenza della lingua ufficiale della Chiesa cattolica. Specialmente per i non europei é molto utile avere un po' di pratica con la struttura della lingua latina, anche per capire la mentalità occidentale. Alcuni seminaristi poi mi hanno chiesto di introdurli anche nella lingua italiana, per poter leggere i libri scritti in italiano che essi hanno nella loro biblioteca. Vedremo se é possibile anche dare un aiuto pure nel francese, dato che qui a Nord e a Sud della Guinea-Bissau ci sono il Senegal e la Gùinea-Conakry dove si parla francese.

 

Ho avuto anche la possibilita' di camminare in mezzo alla gente. Nelle strade di Bissau alla sera c'è una marea di gente che si sposta in ogni direzione, piena di vita e variopinta nei suoi vestiti di tanti colori. Il rettore del Seminario mi ha portato al Lebrosario di Cumura, dove fu anni fa anche Giovanni Paolo II. Ho incontrato anche il nostro Armando Mariutti di Orcenico Superiore, a Nhoma dove stava finendo i lavori di strutturazione di una nuova scuola che il Gruppo di Cordenons sta istallando per gli studenti di liceo della zona. Qui lavora il missionario friulano P.Eugenio Sirch.

 

La settimana Santa 1' ho passata a Bafat, nella comunità del Vescovo Zilli. Ho potuto cosí partecipare ai riti religiosi nei ritmi africani del posto. C'e stato pure l'incontro di tutti i preti della Diocesi di Bafatà con il vescovo Zilli. Una quindicina di preti quasi tutti africani. Ma anche italiani, di Ivrea, di Bergamo, di Verona, e laici della zona del nord-est italiano. E anche suore, di tutti i continenti. Ho potuto cosí incontrare anche i preti di Gabau, P. Gerard Meyer e l’angolano che lo aiuta.

 

I11 giorno di Pasqua sono stato a Gabú con il vescovo Zilli e un volontario di Verona. Ho potuto vedere e incontrare la comunità che noi aiutiamo. Durante la Messa Dom Zilli mi ha presentato alla gente che gremiva la chiesetta ed io ho portato loro il vostro saluto e la promessa della continuazione del nostro sostegno. Dopo la Messa si é avuto pure un incontro con la gente in un locale costruito con i nostri aiuti: alcune stanze per i giovani e gli incontri di formazione. I nuovi battezzati e cresimati hanno voluto incontrare il Vescovo, che ha chiamato anche me a partecipare. Ai giovani presenti ho espresso il desiderio che fra essi i giovani di Zoppola si inizi una corrispondenza epistolare che metta in comune idee e progetti a vantaggio delle due comunità in un cammino comune nel prossimo futuro. I presenti si sono detti d'accordo e speriamo, davvero di poter avviare questo scambio di idee per una maturazione comune.

 

L'ambiente e la gente africana sono meravigliosi, ed anche generosi nel loro lavoro. Sono purtroppo privi di mezzi. Ma quando si trovano a contatto con i volontari italiani essi lavorano con impegno e responsabilità. Certo il clima é terribile: la cappa di calore che ti prende specie al pomeriggio di toglie tutte le forze. E pieni di sudore, si é sempre in cerca di ombra e di acqua. Per fortuna ci sono molti frutti, che gli alberi di qui danno generosamente: caju, manghi, banane, papaie, noci di cocco...

 

Il primo impatto con l Africa é un po’ sconcertante per un europeo: non siamo abituati alla confusione, e al caos che subito sorprende, noi che siamo abituati, all'ordine, alle leggi, ai regolamenti... Il caos appare specie nelle strade, con un traffico che sembra spesso impazzire, in un ingorgarsi e mescolarsi di vetture che vanno o arrivano da tutte le direzioni, senza che ci siano vigili o semafori che regolino un po'. Tutto quello che per noi sembra normale, qui non lo é. Le strutture e i controlli sono impossibili. Lo stato non ha i mezzi né il personale per regolare, controllare l'aumento delle attività createsi dopo l'indipendenza. I settori della salute e della scuola sono decisi e regolati solo sulla carta. In partica solo ció che é sotto la responsabilità della Chiesa Cattolica funziona, come orari, frequenze, paghe, programmi. La classe politica, quella dei partiti e della amministrazione, non é ancora all'altezza della situazione. Un po'per la mancanza di strutture um p( per la precarietà dei salari, i funzionari di stato sono sempre alle prese con la propria sopravvivenza e della loro famiglia. Sono quindi sempre in una posizione molto debole e facilmente corruttibili. Ci sono state ultimamente le elezioni presidenziali. Che non sono state regolari. Ma gli imbrogli non sorprendono più nessuno, e i più furbi ne approfittano. E sono quelli che purtroppo trovano il sostegno di stati occidentali, con cui sono legati dal tempo delle colonie, in vari interessi commerciali. Ma c'è anche una classe di intelletuali e scrittori che non tace. I giornali che cerco di leggere mostrano una libertà completa nel giudizio e nella critica verso chi comanda e fa il prepotente. Certo non possedendo altro mezzo che la parola, tutta la protesta non ottiene immediata conseguenza, ma per i giovani e gli studenti sono molto importanti queste prese di posizioni, per formare una mentalità libera e aperta. Speriamo che poi i nostri governi europei e americani si mettevano una buona volta dalla parte Bela gente e non delle elite. Ormai il mondo é uno. E ciò che succede in una sua parte non puó lasciare indifferente o senza responsabilità. che si trova altrove, specie se ha possibilità. di inti3evenire a far prevalere la giustizia e la solidarietà.

 

Intanto, nell'immediato, solo la Chiesa, solo i missionari, sono in grado di arrivare alla gente comune, nei villaggi, nelle periferie. I suoi dispensari e le sue scuole sono la sola garanzia di costanza e continuità. Il lavoro che i missionari fanno é enorme, richiede tempo e soldi continui e la gente lo sa ed é loro riconoscente. I missionari e i volontari trovano accesso e stima in tutti, anche da parte di quelli che non fanno il loro dovere.

Ed é per questo che il supporto che dall'estero i missionari hanno, é indispensabile. Senza l'aiuto che arriva loro da tanti cristiani sparsi in ogni parte del mondo, potrebbero fare ben poco. Basta stare una settimana in unta missione per toccare con mano la serie continua di incombenze e di impegni, di spese e di riparazioni, che continuamente incalza. Non si arriva mai a fare tutto e per tutti. Spesso tocca improvvisare perché i problemi capitano all'improvviso e bisogna disporre e decidere subito. Ma lo si puó fare solo se ci sono i mezzi. Specie quelli di trasporto. Non se ne puó fare a meno. Le distanze sono grandi e bisogna essere periodicamente sul posto per la messa, per la scuola, per le cure... Spesso progettare in astratto é impossibile: si deve partire da quello che c'é e andare avanti. Solo chi é sul posto avverte la reale urgenza e necessità di un intervento. Per questo é cosa piú saggia e utile consegnare al vescovo i nostri aiuti e lasciare a lui l'incombenza di disporre secondo le necessità. che noi da lontano non possiamo individuare con la dovuta competenza ed efficacia. Questo va detto anche per ribattere l'idea che prima di dare i soldi sarebbe opportuno avere in mano un progetto, per essere sicuri che tutto vada a buon fine. Questo risponde ad una preoccupazione legittima, ma che é piú un problema astratto. Nella situazione attuale della Guinea, e di Bafatà in particolare, é piú costruttivo affidarsi a chi é sul posto e che, essendo affidabile, é in condizione di agire appropriatamente.

 A fianco delle popolazioni sfavorite
Anno III - luglio 2006

  Dopo tre mesi passati in Africa, con i seminaristi del Seminario Maggiore di Bissau, il sentimento che resta è di nostalgia per tanti momenti di genuina umanità vissuti in un ambiente semplice e- sereno. I giovani, provenienti da tutte le zone della Guinea e appartenenti a tante tribù, si gestivano da soli il tempo e le attività settimanali, secondo un calendario che alternava le occupazioni in modo variato, nel periodo che restava al di fuori dall'orario scolastico. Le materie di studio erano quelle teologiche, come in tutti i Seminari cattolici del mondo. Il mio contributo era nel campo della lingua latina, che da quest'anno è fra le materie da insegnare anche ai candidati al sacerdozio della Guinea, come strumento indispensabile per accedere ai documenti e alle fonti della dottrina della Chiesa, soprattutto di quella antica.

Nel precedente scritto, che vi ho mandato da Bissau, ho già parlato dei problemi maggiori in cui si trova la popolazione del piccolo stato africano, che noi stiamo aiutando, in quella zona del paese che è la diocesi di Bafatà.

 Il vivere concretamente i problemi di questa gente, fa toccare con mano la preziosità e l'efficacia della nostra solidarietà. Tante situazioni resterebbero irrisolte senza la continua e silenziosa presenza di un sostegno esterno. E questo è continuato anche durante la mia assenza, con offerte che hanno raggiunto i 1000 euro. Questi euro sono state subito inviati al vescovo di Bafatà, Dom Pedro Zilli, per la missione di Gabù.

 Nel mio periodo africano, ho avuto occasione di visitare diverse missioni guineane, e ho parlato con tanti missionari, compresi alcuni volontari laici. Ho fatto molte foto, che potremo commentare insieme in un incontro in oratorio alla fine delle vacanze estive. I cristiani della Guinea costituiscono una minoranza (10%della popolazione), ma sono quelli che hanno avviato le strutture più efficienti a livello scolastico e sanitario. Essi si trovano ad operare in un ordinamento statale sfasciato, sempre minacciato dalla irrequietezza dei militari, che dopo la liberazione, costituiscono una vera palla al piede per lo sviluppo del paese, condizionando l'amministrazione e l'economia nazionale. Le ultime elezioni presidenziali, avvenute nell'estate 2005, sembravano essere l'avvio di una rinascita davvero democratica per la vita politica, dopo che era finito il tempo del partito unico. Non tutto era ancora in regola, ma i guineani la loro scelta democratica l'avevano fatta eleggendo un loro rappresentante a capo dello stato. Ma nell'imminenza della proclamazione dei risultati si è messa in moto una manovra interna volta a modificare la volontà popolare, e ha fatto sì che risultasse eletto quel dittatore che pochi anni prima i guineani erano riusciti a mandare in esilio in Portogallo.

Fu un colpo di stato, ma non sorprese più di tanto. Ce ne erano stati altri nella breve storia della giovane nazione africana, ma ciò che stupì e amareggiò i guineani e anche missionari fu la approvazione del mondo civile di questa manovra antidemocratica. Lo stesso rappresentante dell'ONU dichiarò regolare un'elezione, che tutti in Guinea sapevano non corrispondere alla scelte della gente. Negli incontri

avuti con intellettuali guineani, missionari e studenti, era questa l'amarezza più profonda a bruciare nel loro cuore: il tradimento del mondo civile, delle nazioni democratiche, dell'occidente. E' ipocrisia dire dei `primitivi', che essi non hanno voglia. .. di progredire, che abbisognano ancora di tutela, quando con brutalità – o forse per interessi economici- si troncano i pur lenti, ma veri e seri, sforzi degli africani verso una propria responsabilità politica, come era avvenuto in Guinea nelle ultime elezioni presidenziali del 2005.

Ora laggiù tutto è bloccato: l'attività politica è ferma e non si riesce ad uscire dalle contraddizioni in cui è si è caduti con le elezioni truccate; l'economia nazionale si è ripiegata in se stessa e ha visto fuggire dallo Stato tutte le aziende straniere che avevano incominciato a lavorare nel territorio: in diversi luoghi si possono notare i molti capannoni di tali aziende costruiti a metà, abbandonati con tronconi di muro o di colonne appena abbozzati... L' incertezza politico-sociale, seguita alle elezioni, non permette agli operatori economici di lavorare serenamente e di investire con prospettive di sicurezza.

La gente sa di questa situazione e ne soffre. La parte della nazione più cosciente -gli intellettuali e gli studenti liceali e universitari, pur in strutture scolastiche fatiscenti e con mezzi inadeguati - protesta e critica, anche in forma dura, scrivendo su vari giornali locali. Ma le forze in mano loro non sono in grado di dare supporto a queste

rivendicazioni. Ed è per questo, che in queste situazioni il sostegno decisivo non può che provenire dall'estero, dall'appoggio di altre nazioni, dagli intellettuali del mondo civile. Stavolta però non si sono mosse, hanno taciuto, hanno permesso che sopruso si realizzasse e schiacciasse la voce democratica di un piccolo popolo»

Però i missionari e gli uomini della Chiesa dì Guinea non demordono. Sanno di non essere che una minoranza e che la divisione etnico- religiosa della popolazione guineana non permette ancora quella solidarietà diffusa e aperta, che un'azione politica efficace presuppone.

Il lavoro di formazione per una coscienza civica più matura non è breve e i suoi effetti in campo politico non si possono attendere a breve scadenza, ma è su questa linea che vanno prodotti i nuovi e pazienti sforzi. La numerosa popolazione scolastica e la sete di conoscenza dei giovani, indicano in modo chiaro il campo in cui agire, senza scorciatoie violente. E in questo campo va dato l'aiuto necessario. E noi, nel nostro piccolo, Io facciamo. In un settore del paese africano, per porzione della sua popolazione, a Gabù nella missione di Bafatà.

    A fianco delle popolazioni sfavorite 
Anno III— ottobre 2006

   

Un breve periodo di presenza in Africa fra la gente, e fra i giovani soprattutto, non può certo essere una base sufficiente per esprimere giudizi completi. L'essere però stati con loro gomito a gomito per un tempo continuo, seguendoli nelle loro giornate, partecipando ai loro lavori, studi, divertimenti, programmi e progetti permette di vedere le cose dall'interno e di sentire i problemi in modo genuino, al di fuori di schemi nostri e di preoccupazioni europee. Andando per le strade di Bissau con un sacerdote del Seminario dove insegnavo, vedevo che ad ogni passo egli scambiava saluti e battute con tanti che incontravamo lungo i marciapiedi pieni di gente affrettata. "Putto all'intorno, però, gridava miseria, sporcizia, squallore... Alla mia osservazione per tanta allegria nonostante i problemi da cui si era circondati, egli mi rispose: `Ci hanno tolto tutto. Ci lascino almeno sorridere e godere dell'amicizia e della solidarietà. Il rimprovero era rivolto soprattutto ai politici locali, ma sotto sotto non mancava di farsi sentire la delusione per la vita alienata a cui si vedevano costretti dallo “stile” introdotto dal “progredito” Occidente. 

Siamo giunti al terzo anno di solidarietà che ci vede in tanti a dare una mano a persone che non conosceremo mai, ma che sappiamo essere in tanto bisogno. La stragrande maggioranza di noi continua fedele in questa cordata di condivisione, fiduciosa che quanto viene offerto serve a alleviare tante sofferenze e necessità. Anche di recente abbiamo inviato al Vescovo di

Bafatà il nostro puntuale periodico sostegno, affiancandosi ai tanti nel mondo che sono pronti a dare a chi soffre. Abbiamo spedito la somma di 2100 curo, grazie anche alla solidarietà di famiglie di Orcenico Superiore, unitesi fin dall'inizio a noi in questa opera solidale.

Certamente sarebbe bello avere contatti continui con la gente aiutata, e riceverne delle lettere. E in questo senso ho cercato di insistere, anche nel mio recente viaggio in Guinea. Ho rinnovato la richiesta ai giovani di laggiù di scrivere ai nostri di qui. Ma non è facile, anche per la lingua. L'essenziale però è non far mancare ai volontari “al fronte” che possono agire solo con il nostro apporto. Questo nostro atto ripetuto, fatto in modo semplice e senza strepito è segno di ricchezza interiore, di umanità piena; mette

in risalto nella vita quotidiana il legame che unisce gli esseri umani, in mezzo ad una società che spesso non riesce ad uscire dalla cerchia di orizzonti e interessi limitati. Ciò non è sempre frutto di disinteresse, ma chi ha la Fede viene spinto a uscire dall'egocentrismo che ci portiamo dentro. A questo proposito Giovanni Paolo II ebbe a dire che oggi, fra le tante strutture di ingiustizia che impastano il nostro pianeta, convertirsi non può considerarsi, per il cristiano, un fatto reale e

sincero “se non è anche conversione verso il superamento degli ostacoli morali e politici dello sviluppo” se non giunge alla decisione di fare qualcosa per sanare tali squilibri. Durante la seconda guerra mondiale, una giovane studiosa ebrea, Simone Weil, sentiva talmente questa solidarietà umana, che pensando che al fronte i soldati erano costretti a vivere con poco e magro cibo, non volle assumere alimenti che in razioni pari a quelle che erano in vigore al fronte. Al punto che pregiudicò irreparabilmente la sua vita. “Mi è impossibile -diceva- mettermi a tavola davanti ad una bistecca, al pensiero che i soldati in trincea non hanno niente da mangiare”.

Dic. 2006 – Gen. 2007
A fianco delle popolazioni sfavorite

Ci ha scritto il parroco di Gabù, il missionario francese Gérard Meyer, che, aiutato da un giovane sacerdote africano delle isole di Capo Verde, svolge il suo lavoro di evangelizzazione e promozione umana nella missione cattolica posta all'estremo est della Guinea-Bissau, in un territorio molto arido e tra i più sprovvisti di risorse della povera Guinea, in mezzo a popolazioni prevalentemente musulmane. Egli ci saluta calorosamente e ci ringrazia del periodico aiuto che gli mandiamo. Ultimamente con i nostri soldi ha comperato anche un computer per il lavoro di formazione giovanile. Egli ha molto a cuore i giovani e per questo ha eretto, accanto alla chiesetta parrocchiale, una costruzione con tre stanze per gli incontri di studio e formazione giovanile. Anche questo l'ha potuto fare grazie ai soldi giuntigli da Zoppola. Ci ringrazia molto e ha voluto che la vedessimo mandandoci la foto -che potete vedere nell'altro lato di questo foglietto-. Ho avuto occasione di entrare anch'io nella stanza delle riunioni-giovani: è molto ampia e fornita di banchi e sedie.

 Il territorio della missione di Gabù è molto vasto e le scuole e gli ambulatori che i maestri e gli infermieri devono raggiungere sono tanti e ogni giorno devono spostarsi con delle macchine che, a causa delle strade dissestate, sono sottoposte a un logorio impressionante. Di tanto in tanto qualcuna di queste macchine non ce la fa più e occorre sostituirla, altrimenti le scolaresche e i malati non si possono raggiungere in tempo e secondo le necessità. E davvero importante il nostro periodico sostegno e, grazia anche a contributi straordinari, questa volta siamo riusciti a inviare 2500 euro per contribuire al ricambio delle vetture di cui si servono gli operatori scolastici e sanitari della missione.

 

Il giorno 27 ottobre abbiamo presentato per i sostenitori della Missione di Bafatà-Gabù una serie di foto scattate durante il periodo passato in Guinea-Bissau. A beneficio di chi non ha potuto essere presente, riproduciamo, purtroppo non a colori, almeno due immagini che ci paiono indicative per il nostro sostegno: in una c'è la costruzione dell'edificio per l'istruzione dei giovani di Gabù e, nell'altra, un momento dell'incontro avuto all'interno di essa, con la presenza del vescovo, degli istruttori, dei giovani della Parrocchia, e del sottoscritto, subito dopo la celebrazione della Messa, nella vicina chiesa della missione cattolica gestita da P. Gérard.

 

 

 GABU: La piccola costruzione edificata nella diocesi di Bafatà grazie agli aiuti da noi periodicamente inviati. Sono tre stanze per gli incontri di istruzione giovanile.

   GABU: Incontro dei giovani con il Vescovo e lo scrivente nel locale costruito con i nostri aiuti.

La foto è stata fatta durante il recente periodo passato in Guinea.



 

Anno IV - Aprile 2007
A fianco delle popolazioni sfavorite

 

Ci sono giunti alla fine di gennaio da Gabù gli auguri della Comunità di Gabù. Padre Gérard Meyer, ci ha inviato il programma della missione per l'anno 2007, accompagnato da questo breve scritto. 'Vengo con queste righe a ringraziarvi del vostro aiuto generoso (=2500 euro). D'accordo con il vescovo Zilli, una parte della somma servirà per l'acquisto di una nuova vettura e un'altra per la sistemazione delle sale per i giovani della parrocchia. Spero e auguro che la salute vostra e delle vostre famiglie sia buona per tutto il 2007.'

`Nella nostra missione noi continuiamo ad andare avanti. La comunità di Gabù è molto viva. Sono numerosi i giovani e i bambini che vengono alla catechesi. Ora c'è una nuova comunità che si è aggiunta. Si trova a circa 70 Km da Gabù, vicino alla frontiera della Guinea-Conakry. La distanza non è poca, ma non la abbandoniamo. Qui in Guinea-Bissau, abbiamo un governo che non si occupa granchè della gente. L'anno scolastico si è aperto solo a gennaio, e gli insegnanti sono in sciopero perché da mesi non percepiscono lo stipendio. Il clima politico non è stabile e non fa sperare tanto bene per il futuro. La gente se la sbroglia come può giorno dopo giorno. Curiamo tanto le relazioni con i musulmani che qui sono la maggioranza: relazioni di buon vicinato e mutuo rispetto, senza tanti discorsi.

C'è un vero clima di simpatia. Come cristiani cerchiamo di aiutare e collaboriamo per andare avanti assieme. Nella missione ci aiutano tre suore brasiliane e con me ora c'è un prete africano delle Isole di Capo Verde. Io francese, l'aiutante africano, le suore brasiliane: facciamo una comunità internazionale! Cerchiamo di essere gente che invita alla speranza, anche se in apparenza questa speranza sembra fragile. Penso che lì dove siete, o nella gioia o anche nelle difficoltà, possiate essere persone che infondono speranza attorno. E' questo che auguro a tutti per questo 2007'.

Le parole del padre Gerard ci fanno sentire il clima in cui i missionari spesso devono agire, il tanto che c'è da fare, il poco che si può realizzare e l'abbandono ' le popolazioni sono costrette a vivere. La gente semplice, di solito, non si perde di coraggio e trova sempre risorse, spesso impensate e inimmaginabili. Ma chi è in grado di confrontare, come i missionari, il tenore di vita e le possibilità concesse a tanta gente in altre parti del globo, e i limiti imposti a questi popoli, specie ai giovani, che non vedono un futuro, per una vita piena e dignitosa, non può non rodersi dentro. E come accolgono, qual manna dal cielo, ciò che noi inviamo, non indifferenti a queste disparità, che sono indegne per i nostri tempi e insopportabili per chi è cristiano.

Pertanto la nostra solidarietà continua. Sono molti che ancora ci seguono in questa catena solidale con Bafatà, che dura ormai da quattro anni. Talvolta può prenderci un po' di stanchezza o di sfiducia, perché non si vedono miglioramenti. Ma non va dimenticato che quanto facciamo serve ad impedire che le cose peggiorino, e che coloro che restano nell'estremo bisogno non meritano di essere abbandonati. Per chi ha una sensibilità cristiana è normale pensare e agire come se alla sua tavola ci fosse ogni giorno un posto disponibile per chi ha bisogno di un piatto di minestra.

Nell'anno appena trascorso, il 2006, abbiamo raccolto e inviato alla missione di Bafatà la somma di 8.200 euro. Se a questo si aggiunge la somma di 4.100 euro, elargiti nello stesso periodo al nostro Padre Canton che pure da più anni aiutiamo, possiamo dire che l'apertura al Terzo Mondo della nostra Comunità non è piccola.

La situazione politica in Guinea-Bissau non è chiara –tra parlamento e presidente della repubblica non c'è accordo- e ciò rende ancora più problematica la questione economica e sociale del paese, specie nelle città e soprattutto nella capitale. Nei villaggi intanto la vita procede secondo ritmi tradizionali, al di fuori di tutto quello che capita nella politica sia della nazione che del mondo intero.

Ed è in questo mondo che per qualche tempo ho vissuto, nel mio periodo di insegnamento a Bissau nel 2006. Con un amico missionario italiano mi sono trovato alcuni giorni nell'ambiente e nella vita tradizionale di villaggi. E qui sotto c'è una foto di uno di questi momenti quando il missionario si incontra, all'ombra di un maestoso albero, con la gente a conversare, a discutere o a insegnare.

Anno IV - Luglio 2007
A fianco delle popolazioni sfavorite

Nel mese appena passato, si è festeggiato in forma solenne un avvenimento che segna una tappa importante per la vita della recente diocesi missionaria guineana, del vescovo Dom Pedro Zilli. Il giorno 9 nella cittadina di Bafatà si è inaugurata la sede centrale di tutte le opere diocesane -ciò che da noi è la Curia­con tutti gli uffici di guida e di coordinamento per l'insieme dell' attività missionaria. Nello stesso giorno è stata inaugurata anche la Residenza del Vescovo, nonchè l'Asilo infantile e il Centro nutrizionale per neonati della Parrocchia annessa alla Curia. Con l'insediamento a Bafatà del vescovo Zilli, alloggiato nel 2001 nelle stanze della parrocchia del luogo, ebbero inizio i lavori febbrili che, grazie ad aiuti europei, tra cui i nostri, hanno portato ai risultati oggi raggiunti. Ciò permette alla diocesi di Bafatà di usufruire delle strutture necessarie a coordinare un lavoro che abbraccia una zona pari alla metà del territorio di tutta la Guinea, con decine di missionari e religiose, impegnati nei campi della Sanità e della Scuola e oltre che in quelli primari della evangelizzazione.

Ecco come si presentavano, a pochi giorni dalla conclusione dei lavori, la residenza vescovile di Bafatà e, sullo sfondo, la Curia, oltre gli imponenti alberi di mango.

 

Le notizie che arrivano dalla Guinea Bissau, appaiono un po' migliorate dal punto di vista sociale e politico. Il braccio di ferro che per lunghi mesi caratterizzato i rapporti tra Presidente e il Parlamento, si è finalmente concluso con la costituzione di un nuovo governo grazie ad un laborioso accordo, che appare abbastanza saldo, tra le due parti in causa. Ora pare che il nuovo esecutivo abbia ritrovato la fiducia internazionale, sia dell'ONU che nella Comunità Europea, per cui sono già iniziati incontri bilaterali per soccorrere le disastrose condizioni economiche in cui lo stato della Guinea era caduto, per le sue dispute interne.

La situazione è ancora lontana dalla normalità, a causa dell'ingente traffico di droga che si era installato ed è tuttora fiorente, anche con la sotterranea collaborazione di funzionari del precedente governo. Con la credibilità quasi ristabilita, la cooperazione economica con l'estero è ripresa e ciò è un segno positivo per il prossimo futuro. Ma c'è tanta gente che ancora non si fida, dubitando assai della personalità del presidente della Repubblica Nino, da molti indicato come la lontana e nascosta causa di tutta l'instabilità socio-politica del piccolo paese africano. Intanto la Chiesa va avanti, in un clima sociale che non è dei più sereni, a far fronte ai problemi sanitari e scolastici con mezzi propri, grazie agli aiuti dei cristiani europei, sapendo che non possono aspettarsi dalle autorità locali che promesse e tante parole di elogio. E' sorprendente e incredibile come tanta attività e tante persone possano essere seguite dalle povere strutture delle missioni!

Ogni giorno far fronte agli alimenti e alle medicine per i denutriti, o ai bisogni dei bimbi dell'asilo, alle refezioni degli scolari, dei maestri ed degli infermieri, oltre che ai loro stipendi, e poi il carburante per le vetture necessarie per raggiungere i luoghi più lontani, e ancora le riparazioni delle macchine... Ciò che da noi è semplice e facile, per la vicinanza delle officine e agenzie dei ricambi...

E' una situazione che dal punto di vista economico, pare impossibile. Lo vede anche il missionario, ma egli la supera con quella marcia in più che lo sostiene, spingendolo a proseguire nonostante tutto: la fede concreta in Dio, che è poi fiducia cieca nella sua Provvidenza.

Ogni tanto i giovani seminaristi di Bissau -con cui passai un po' di tempo- mi scrivono: alcuni di loro in questo periodo diventeranno sacerdoti e dovranno entrare nel cammino pastorale con una difficoltà ancora maggiore, per non avere alle spalle quegli aiuti che i missionari stranieri hanno dai loro cristiani. E' chiaro che non vengono lasciati soli, ma non possono non sentirsi oppressi ancora di più dalla penuria di mezzi in cui sono costretti a lavorare, mentre tutti chiedono aiuto. E' a queste situazioni che dobbiamo pensare quando ci viene qualche dubbio sull'importanza del nostro aiuto alle missioni.

    Anno IV - ottobre 2007
A fianco delle popolazioni sfavorite



Qui sopra sono riprodotte una stampante e una fotocopiatrice che i nostri missionari della Guinea, hanno comperato con i soldi che noi periodicamente inviamo. Esse vengono incontro alla fascia sempre più numerosa di studenti che frequentano la parrocchia, specie in territorio cittadino. I licei in Guinea sono quasi in ogni cittadina, oltre alle due università nella capitale. Ma il costo dei libri e la carenza di sussidi didattici non permettono a tutti gli studenti di aver con sé i testi scolastici. Questi strumenti moderni di trascrizione e di riproduzione permettono loro quindi di continuare gli studi con minori difficoltà. Ciò può forse sorprendere qualcuno che potrebbe ritenerle, queste, spese superflue e distanti dalle necessità urgenti che hanno quelle popolazioni che lottano per la sopravvivenza fisica. Ma oltre alla miseria fisica c'è anche quella intellettuale; ed è prima di tutto questa che impedisce alla gente oppressa di uscire dalle condizioni misere di vita in cui si trova. La ridotta conoscenza della situazione culturale e economica mondiale, spesso la tiene soggiogata, come popolo. Dare quindi ai giovani i mezzi perché essi possano avere con più facilità più conoscenze sul mondo occidentale, per poter difendersi dalle tante prepotenze dei popoli ricchi realizzano, compromettendo la loro cultura e loro civiltà, è cosa altamente meritoria e lungimirante. E la situazione in terra guineana non è ancora normalizzata. La formazione del nuovo governo sembrava aver avviato il paese verso un miglioramento generale. Invece, oltre alle passate carenze economiche e politiche, succedute alla conquista dell' indipendenza nel 1974, ora, anche per un non adeguato interesse delle Nazioni Unite e con la complicità subdola di qualche nazione sviluppata, in Guinea si è diffusa la piaga della droga. Per ora il piccolo stato della Guinea-Bissau si riduce a zona di passaggio della droga dall'America del Sud all'Europa, a causa del facile accesso alle tante sue isole, tutte sguarnite di sorveglianza costiera. Il pericolo che tiene in apprensione tutti gli amanti del popolo guineense, è la prospettiva che presto il paese possa diventare terreno di spaccio e di uso della micidiale sostanza, specie tra i giovani, con conseguenze devastanti nella società.

Quello che colpisce è proprio il silenzio e l'immobilismo dei poteri mondiali, regionali, locali, quando non la connivenza e la complicità di tanti loro funzionari, che si servono della posizione governativa ricoperta per aggravare ancora di più la situazione. Purtroppo dal mondo cosiddetto civile queste popolazioni stanno ricevendo più danni che vantaggi. La Chiesa cattolica è sempre in prima fila nel contrapporsi a questo andazzo. I suoi missionari e volontari si danno da fare per far crescere intellettualmente la gente e per soccorrere le sue necessità fisiche, nonché per riparare i danni che le derivano dalle forme corrotte della nostra `civiltà' occidentale.

Abbiamo la possibilità di seguire giorno dopo giorno tramite internet la situazione della Guinea-Bissau, oltre alle notizie che ci porta il nostro concittadino Armando Mariutti di Orcenico Superiore, che di tanto in tanto scende in Guinea a dare una mano nei lavori iniziati, presso le missioni, dai volontari della parrocchia di S.Pietro della vicina Cordenons. Ci è pure arrivata la testimonianza di una guineana, divenuta infermiera a Pordenone, frequentando le scuole delle suore dell'Ospedale Civile. Scesa dopo alcuni anni a trovare la mamma e i famigliari. Anch'essa, così come il Mariutti, è rimasta colpita dal degrado e dall'insicurezza in cui ha trovato la città dove abitava. E' rischioso uscire da soli per le strade cittadine, anche di giorno! In un paese in cui fino a pochi anni fa le porte delle case non avevano serrature, oggi la gente deve rientrare in casa presto e starci dentro ben riparata da ringhiere anche alle finestre.

Siamo in periodo di globalizzazione e ogni cosa che avviene in una parte del pianeta si ripercuote quasi subito sulle altre parti. Di solito sono le cose negative che si propagavo più in fretta e con tutti i mezzi. Di ciò noi popoli occidentali abbiamo la responsabilità più grande. E questo non deve lasciarci freddi e indifferenti, se abbiamo un po' di onestà e rettitudine. Se quello che di male si diffonde nel mondo non dipende dalla nostra azione, dipende però da noi schierarci con quanti, anche se in minoranza, si danno da fare per contrastare questa corruzione che attanaglia il mondo, e dare tutto il contributo, pur piccolo, che è nelle nostre possibilità.


                                                                                                                                                  Missione BAFATA

 

Dic. 2007 - Gen. 2008    
A fianco delle popolazioni sfavorite

 

 

Si conclude il quarto anno e ne inizia un altro del nostro impegno verso tanta gente lontana, meno favorita di noi solo perché si trova in zone del Pianeta fuori dagli sviluppi che hanno migliorato le condizioni di vita dell'Umanità. E' vero che se si va tra le popolazioni ancora emarginate dallo sviluppo tecnico, vi si trovano cose e valori che noi, per i ritmi e i frastuoni della modernità, abbiamo ormai smarrito - e quindi sotto questo aspetto tali popolazioni sono `più ricche' di noi -; resta però il fatto, che dal punto di vista sanitario e scolastico, quei popoli sono in condizioni precarie, specie i bimbi e i giovani. Nel mondo globalizzato di oggi, anche le zone più remote dell'Africa non sono più staccate dal mondo occidentale. La radio, la tv e il commercio arrivano fino all'interno delle foreste, e i modi di vita tradizionali sono sconvolti dalle idee e dai prodotti che arrivano dall'estero. Ed è la gioventù la più sensibile a questi messaggi, essa volge di continuo lo sguardo fuori dal proprio villaggio e sogna le possibilità aperte dal mondo occidentale. I giovani ne vedono prevalentemente ciò che luccica, senza fermarsi alle condizioni e alle conseguenze che lo stile di vita occidentale porta con sé nell'esistenza individuale e sociale. E molte sono le delusioni e i fallimenti a cui vanno incontro questi giovani, che vediamo di continuo per le nostre strade e alle nostre porte, spesso divenuti strumenti di padroni senza scrupoli.

I nostri missionari conoscono bene questi problemi, e nell'intento di aiutare i giovani ad introdursi nella civiltà occidentale, da sempre creano nelle loro missioni scuole e officine a loro favore, e con risultati lusinghieri, vista la numerosa schiera di africani
presenti nel mondo occidentale in posti disparati e anche prestigiosi.

Nella foto c'è un'officina in piena regola, installata in una missione periferica della Guinea, dove con il sostegno di italiani i missionari hanno portato i giovani del villaggio felupe di Suzana ad una preparazione teorico-tecnica elevata, sì da permettere loro di gestire in modo autonomo gli autoveicoli e i macchinari, necessari per i lavori nella zona, anche quelli stradali, cui lo Stato guineano non arriva a provvedere.

Queste strutture, così decisive per l'avvenire di molti giovani, sono oasi nel deserto, nel senso che non hanno i necessari raccordi e collegamenti -basti pensare che la benzina e il gasolio li devono provvedere con mezzi propri a 200 km di distanza-. Esse possono sussistere solo con l'apporto esterno dei benefattori, da cui sempre i missionari sono circondati. E' solo grazie all'afflusso continuo di aiuti volontari dall'Italia, che quella officina va avanti, dando il lavoro e un soldo ai giovani che ormai tutti hanno anche la propria famiglia da mantenere.

Noi con l'apporto periodico di offerte facciamo parte di questo gruppo di volontari, che sa aprirsi e guardare a chi è nel bisogno senza esserne colpevole. Un gruppo che non chiude gli occhi e accetta di rinunciare a qualche sua comodità per devolvere il corrispondente a chi è alle prese con il vitale necessario.

Ciò che abbiamo messo insieme quest'anno -e regolarmente spedito ai missionari della Guinea-Bissau (la documentazione è sempre accessibile

per chi lo desidera)- è stato di euro 5.000. Oltre alle offerte pervenute nello stesso periodo per padre Angelo Canton in Bangladesh, che ammontano a euro 8500.

Le condizioni in cui le vicende dell'euro e dell'inflazione ci hanno ultimamente ridotto, ha reso un po' più difficile la continuazione della nostra solidarietà. Ma la maggioranza è ancora sulla breccia e possiamo così continuare il nostro periodico sostegno a chi si trova nel bisogno e che si appoggia ancora su di noi.

Nella Guinea-Bissau, come già si accennava nel foglietto di Ottobre, la situazione politico economica è sempre instabile. Il peggioramento sociale a causa della massiccia circolazione nel territorio di molta droga proveniente dall'America del Sud, ha fatto intervenire l'ONU e speriamo che così il traffico vergognoso del narcotraffico, sostenuto da ricchi speculatori occidentali, possa essere smantellato. Il popolo guineano potrà riprendere così senza altri intoppi il suo cammino verso un progresso più dignitoso.

Accogliamo con gioia la notizia che a Pordenone, presente il sindaco della città, il nostro concittadino di Orcenico Sup. Armando Mariutti, di cui più volte abbiamo riferito la solidarietà e i lavori in favore della Guinea-Bissau, è stato premiato, assieme ad altri sette tra cui lo zoppolano Giovanni Pilosio, con la benemerenza 2007 dell' Associazione Nazionale Lavoratori Anziani, che premia chi si distingue per impegno, sensibilità e dedizione.

Missione BAFATA

AnnoV - Aprile 2008
A fianco delle popolazioni sfavorite

 

Le notizie politiche che arrivano dalla Guinea Bissau sono sempre confuse: i partiti sono tanti e, i più grossi, sono divisi al loro interno. In vista poi delle prossime elezioni, che sembrano stabilite per la fine dell'anno, i vari capicorrente cercano alleanze non sempre chiare e pulite. Ci sono discussioni feroci -e colpi bassi- tra il Presidentre dello Stato, Nino Vieira, e i rappresentanti del Governo del paese, e anche tra le Forze Armate, alquanto indipendenti, e le Forze Politiche. Nella corsa al Potere gli accordi sottobanco, dettati da personali interessi, ci sono anche laggiù, come in Europa, nelle vicende politiche specie nei periodi elettorali.

 Tutto nel paese sembra fermo, dopo che con l'indipendenza, conquistata con tanti sacrifici, si pensava avviato lo sviluppo democratico, proclamato con forza dai combattenti che liberarono il territorio guineano dai colonizzatori del Portogallo, e poi solennemente sancito nel 1974 dalla Costituzione dello Stato. Tutto è bloccato da lotte intestine fra i vecchi fondatori e i nuovi dirigenti dello Stato. Ed entrano in gioco pure le differenze tribali, a cui i vari capi fanno riferimento e da cui ricevono sostegno. Il tutto poi è accompagnato da massicci aiuti provenienti da forze economiche esterne, che sovvenzionano non i veri bisogni della gente ma le fazioni locali che possono essere da utilizzate dagli europei per avvantaggiare i propri sbocchi commerciali. In questo impasse democratico molte responsabilità sono perciò anche nostre, di noi popoli occidentali, che cerchiamo in quelle vicende in prevalenza i nostri interessi economici e poco, e solo dopo, la crescita e l'inserimento nel mondo sviluppato delle popolazioni locali.

 In più, negli ultimi tempi, sono entrati in gioco pure i narcotrafficanti, che appofittando della debolezza e dello sguarnimento difensivo di questo Stato, e sfruttando il grande bisogno che le fazioni in lotta hanno di soldi e di mezzi, sono entrati in modo massiccio nell' economia del paese, o meglio, hanno ottenuto il lasciapassare -in cambio dei soldi- per il transito della droga sudamericana dalla America all'Europa. Per ora si tratta per lo più di traffico di passaggio, ma è difficile non prevedere che si passerà all'uso e allo speccio anche fra la gente locale, specie fra i giovani.

 

Quindi un futuro tutt'altro che roseo per un piccolo paese, che come tanti in Africa, sembrano aver perso ogni speranza di rialzarsi, alle condizioni in cui il Mondo Occidentale li obbliga.

La Chiesa cattolica appare sola in questa strada verso il vero sviluppo delle popolazioni, ma con mezzi scarsi e inadeguati. Essa continua tenace fin da quando, nel XVI secolo, i primi francescani arrivarono in Guinea con i colonizzatori portoghesi. Dalla metà del secolo scorso, ai francescani portoghesi si aggiunsero i francescani italiani della provincia di Venezia, assieme con i missionari del PIME di Milano. Uscita dal periodo del colonialismo, la Chiesa Cattolica non entra più nelle questioni e nei problemi politici, mettendo tutto l'impegno eA l'esperienza nel campo della sanità e della formazione, prendendo in consegna scuole e ospedali. Tutta la classe dirigente del Paese è passata per le scuole delle Missioni e le varie malattie hanno trovato e trovano ancora le cure soprattutto in ospedali e ambulatori gestiti dai missionari e dalle suore, specie nei territori lontani dalle città.

Le autorità riconoscono queste benemerenze della Chiesa e ne sono grati, ma non sono in grado di dare una mano per sostenere gli sforzi che le Missioni fanno per i bisogni crescenti che il Paese manifesta. Lo Stato è cosciente che non potrebbe fare le cose come le attuano le Missioni, che hanno dietro di loro molti e generosi benefattori. Le strutture sociali pubbliche esigerebbero fondi e capacità che sono del tutto inesistenti in loco. Non è che talvolta non ci sia anche qualche screzio fra le Missioni e lo Stato, dato che il lavoro di educazione e di formazione non può non riflettersi sulla economia e sulla politica, specie a

proposito dei metodi e dei mezzi spesso disonesti messi in atto dai governanti. Ma, anche se quasi sempre inascoltata nei suoi appelli all'onestà e alla giustizia, la Chiesa Cattolica in Guinea, con le sue due diocesi -Bissau e Bafatà- continua nel suo lavoro silenzioso e profondo a preparare i cittadini ad una vita professionale e civile adeguata. Gli sbocchi professionali per i giovani guineani in loco sono molto pochi e in tanti sono costretti ad espatriare in altri paesi, dove si dimostrano sempre molto efficienti nei posti, spesso prestigiosi, in cui vengono chiamati.

Ci ha scritto ringraziandoci il Padre Gérard Meyer dalla Missione di Gabù, dove il vescovo Zilli destina i soldi che noi periodicamente inviamo alla diocesi di Bafatà. Dice che i soldi gli sono serviti per sostituire `la vecchia Toyota che dava segni di stanchezza', usata per anni dai missionari per raggiungere i lontani posti di catechesi e di cura. Con gli stessi i soldi sono riusciti pure a sistemare la casa diroccata in cui missionari e suore si erano sistemati alla meglio. Gabù è molto all'interno del paese, dove il caldo non è attenuato dalla brezza del vicino Oceano. L'ambiente è quasi tutto musulmano e `noi -scrive P.Gérard- continuiamo il nostro lavoro il meglio possibile. Ci sono segni di vitalità nelle nostre piccole comunità cristiane: un gran numero di giovani si è iscritto alla catechesi. Ma si spera che ci sia qualche risveglio anche in altri settori della Comunità, ma noi dobbiamo camminare secondo il passo della gente'.


Missione BAFATA'

Anno V - luglio 2008

A fianco delle popolazioni sfavorite

 

 

Questa volta inizio con una barzelletta apparsa su una rivista missionaria di qualche anno fa. In occasione della Giornata Missionaria, dei ragazzi di una Parrocchia giravano per il paese invitando i passanti ad offrire qualcosa per le Missioni. Un signore ben in carne, saputo di che si trattava, sbottò: <Ma questa gente ha sempre fame! Comunque mi sento a posto; ho già dato 1000 lire l'anno scorso!> E' inutile evidenziare che ciò che appare in queste uscite, spesso alberga anche nel nostro animo, almeno in certi momenti. I bisogni e le necessità degli altri ci vengono addosso come seccature, che sommandosi con le altre che già abbiamo, si cerca di scansare, pur senza darlo a vedere.

 

Non ci è lecito giudicare nessuno, non vivendo noi nelle situazioni in cui uno si trova.

 Ma analizzando dentro di noi, vediamo che non raramente il nostro comportamento particolare discende non da una volontà particolare di quel momento, ma da una posizione generale, che abbiamo assunto da tempo e che continuiamo a mantenere. Un sentimento che impedisce di star contenti se qualcun altro non lo è. Che la sofferenza altrui non me la sento estranea, e se non posso far niente per risolverla, ci sto male. E appena mi si offre un'occasione per coprire qualche magagna lo faccio subito e non la sento come una seccatura.

Questo discorso è per dirvi tutto il mio compiacimento per la costanza che dimostrate a continuare in questo aiuto a gente meno favorita di noi, pur non vedendo neppure le facce degli aiutati né le opere che dai vostri aiuti derivano.

Molti criticano questo invio di aiuti senza riscontri precisi. Ma pur insistendo noi presso i missionari che ci inviino dei resoconti -e spesso diciamo loro che ne vorremmo di più e più dettagliati- pensiamo di maggior valore umano e stimolante per loro, far credito alle persone che sono laggiù ormai da una vita, e che sono protese a dare tutto se stesse per popolazioni tanto bisognose. Basterebbe solo un breve sopralluogo in quei posti, e vedere le condizioni in cui la gente vive e in cui i missionari lavorano, per capire che si tratta proprio di un deserto, su cui i nostri aiuti arrivano come una manna.

Aver capito questo e aver continuato a farlo ormai da cinque anni va a vostro merito e non spetta a me darvene il ringraziamento adeguato, ben sapendo che c'è Chi sa e ne tiene conto.

Purtroppo la zona dell'Africa che noi aiutiamo non è la sola che si trova, dopo tante speranze, in situazioni economiche disastrose. E spesso grandi colpe le hanno proprio i governanti di quelle terre. Essi invece di aiutare la gente, si accorda con i capitalisti dell' Occidente, e si mantengono in posizione privilegiata in mezzo a tanta miseria. I politici del posto, sono quasi tutti ex-guerriglieri che hanno combattuto per l'indipendenza -quindi gente un po' vecchiotta- e pretendono per questo di aver una posizione di primo piano economicamente. Hanno le armi ed è impossibile per la gente del posto, protestare. I nuovi governanti hanno imparato prevalentemente i difetti e i sotterfugi dai politici dell'Occidente e si mantengono al potere con l'aiuto dei ricconi europei e americani; e ora anche dei cinesi.

Avrete sentito dello scandalo nello Zimbabwe. L'ottantenne Mugabe che da alcuni decenni è a capo del paese è un ex-guerrigliero. Il paese è alla fame. E lui con il suo gruppo vive riccamente. Le elezioni che finalmente si sono potute fare l'hanno visto sconfitto, ma i militari che lo sostengono hanno falsificato il voto proclamandolo vincitore. E' proprio ciò che è avvenuto qualche anno fa anche nella più piccola Guinea-Bissau, con un dittatore al governo con elezioni truccate !

La gente del posto non ha né tempo né voglia di seguire le vicende politiche, occupata com'è a sfamarsi giorno dopo giorno. Non è certo da essa e neanche dai suoi giovani, senza mezzi né sbocchi, che potrà venire un cambiamento per questi popoli. Dovrebbero essere gli altri Stati del mondo a dare una mano per uscire da questa situazione di ingiustizia. Ma non lo fanno. Si limitano a condannare ciò che non va, quando si riuniscono nelle assemblee, compresa quella dell'ONU, ma non intervengono. Ed è questa la vergogna che pesa su tutto il mondo di oggi.

Ciò che viene fatto a favore delle popolazioni bisognose è opera soprattutto di privati. Sono solo le Associazioni di volontariato a muoversi, sostenute dai missionari della Chiesa Cattolica, che già da tempo sono in azione nel Terzo Mondo, specie per sanità e scuola.

Perciò affiancarsi a quanti sono in quelle terre come volontari e dar loro la possibilità di aiutare la gente come essi ritengono sia meglio fare, ci pare una scelta giusta, perché rispettosa della loro personalità e della loro dedizione.

Abbiamo detto che in fatto di sanità e di insegnamento di base quasi tutto è sulle spalle delle Missioni. Il numero delle istituzioni, dai licei agli asili-nido, assommano a 45 nelle due diocesi della Guinea. Il totale degli alunni è di 10.085, secondo gli ultimi dati disponibili. Basta allora pensare cosa comporti questa cifra in stipendi agli insegnanti, in materiale didattico e, spesso, in refezione giornaliera per gli scolari, per capire cosa significhi per i missionari l'arrivo di soldi, come i 3000 euro che noi di Zoppola siamo riusciti a raccogliere e a mandare in questa parte dell'anno 2008.

Missione BAFATA'
Anno V - ottobre 2008
A fianco delle popolazioni sfavorite

In questo mese di Ottobre, che come ogni anno propone ai Cristiani una attenzione più esplicita per le missioni della Chiesa, avremo la possibilità di sentire la viva voce del vescovo che noi aiutiamo con i nostri periodici contributi.

Mons. Pedro Zilli   vescovo di Bafatà, sarà fra noi  l'ultima domenica del mese,   il 29 ottobre  nella S.Messa delle 9.00

Egli si trova in Italia per vari incontri con altre comunità cristiane che come noi gli stanno vicino nel compito di promozione e di evangelizzazione tra la gente nella Guinea-Bissau. Le notizie che di tanto in tanto vi comunichiamo sulle popolazioni di quel piccolo stato africano sono tutt'altro che rosee. Le più recenti ci dicono di una grave diffusione di colera, che è entrato dallo Stato della Guinea-Conacry. In quest'ultima settimana il numero dei colpiti dal colera è di 8645, con la maggioranza dei casi nella capitale Bissau (7823), dove si sono avuti anche 178 decessi. Interventi urgenti ed efficaci, come si richiedono in questi casi, non ci sono, data la carenza amministrativo-sanitaria dello Stato, che deve agire in condizioni igieniche inimmaginabili. Le città sono prive di condutture per l'acqua potabile e per lo smaltimento dei liquami. E il peso più grosso resta sempre a carico dei missionari, che possono mettere in campo strutture efficienti, ma sempre troppo piccole per far fronte a flagelli del genere.

Questa ricorrente disgrazia sanitaria si accompagna da tempo, come già sapete, a quella nuova della droga, che ha investito massicciamente il paese. Dall'America del Sud arrivano di continuo quantitativi notevoli di stupefacenti, dirottati poi in Europa, senza che ci sia un efficace controllo, data l'inefficiente finanza guineana. Ma c'è anche la connivenza di non pochi politici e militari del posto, che hanno imparato bene la lezione dai colleghi più esperti dei paesi bianchi. Ciò rende la situazione sociale molto grave. La corruzione, che circola in tutti i settori statali, non è sufficientemente combattuta dalle autorità locali. Queste a loro volta non sono state finora efficacemente controllate da parte dell'Unione Africana e delle Nazioni Unite.

E per fortuna, proprio negli ultimissimi giorni, il 29 settembre 2008, il segretario generale delle Nazioni Unite il coreano Ban-Ki-Moon, ha comunicato al Consiglio di Sicurezza dell'ONU una valutazione allarmata `sulla propagazione del narcotraffico e del crimine organizzato nelle Guinea Bissau', proponendo `una commissione di esperti' per conoscere adeguatamente la situazione, al fine di adottare mezzi adatti, comprese `le sanzioni punitive' per impedire che la Guinea si trasformi in uno stato narcotrafficante, come già appare da tanti segni.

La gente più sensibile e responsabile è molto preoccupata ed anche i molti Guineani che si trovano all'estero, esprimono il loro dispiacere e fanno proposte e esprimono proteste di fronte a questa situazione. Molti si servono di internet per intrecciare pensieri e azioni al fine di intervenire per migliorare la condizione in cui si trova il loro paese. In moltissimi c'è delusione, pensando ai propositi e all'azione dei liberatori del paese dal gioco coloniale, specie del leader Amilcar Cabral, che ci rimise anche la vita per riportare alla libertà il paese. E' cocente l'amarezza di molti nel vedere gli stessi seguaci di Cabral, attualmente al potere, tradire il suo pensiero e stravolgere il suo lavoro di emancipazione del popolo della Guinea.

Da parte nostra noi continuiamo nel sostegno periodico, assieme con altri friulani che di tanto in tanto danno una mano per sollevare popolazioni così poco aiutate anche dalle autorità locali. Abbiamo già ricordato più volte l'azione del nostro concittadino Armando Mariutti di Orcenico Superiore, che ogni anno si trasferisce in Guinea per alcuni mesi a portare mezzi e lavoro per la scuola, per l'agricoltura e anche per lo sport giovanile. Lo stesso fanno alcuni volontari di Cordenons, che periodicamente vanno in terra guineana a installare strutture e preparare i giovani ad una vita più dignitosa fra le popolazione della Guinea. E ogni anno gli amici delle missioni si radunano per scambiarsi idee e nel corso di un pranzo comunitario, raccolgono offerte cospicue per portare a termine i progetti elaborati.

La gente guineana non gode ancora di tanti vantaggi materiali, ma non è priva della saggezza che accomuna tutti i popoli. Come appare dai suoi proverbi:

Bianda sabi ka ta tarda na kabas. (Il cibo buono non resta nel piatto)

Boka micado ka ta ientra moska. (In bocca chiusa non entra mosca)

Businta riba di baga-baga, buna rui tcon. (Stai seduto su un termitaio e parli male di esso) Deus fala: pui mon, n judau. (Dio dice: fa la tua parte che io ti aiuto) Deus ka ta sinta rabada di ningin. (Dio non sta dietro a nessuno) Deus sibi ke k'manda iagu di mar salga. (Dio sa perché l'acqua del mare è salata) Dun di boca mas di ke duri di fraskera. (Vale più la parola che lo scritto) Dun di caga ka ta sinti fedos di si pe. (Chi è sudicio non sente la puzza dei piedi) Dus galu ka ta canta na un kapuera. (Due galli non cantano nello stesso pollaio)

Missione BAFATA

Dic. 2008 - Gen. 2009
A fianco delle popolazioni sfavorite

 

Il rapido passaggio in Ottobre per Zoppola di Padre Pedro Zilli, vescovo di Bafatà, ha portato nella nostra Parrocchia un po' di aria nuova. Ci ha fatto uscire brevemente dal nostro mondo e, nella semplicità della sua omelia della messa prefestiva del giorno 26, ci ha immersi in quella dimensione concreta che deve sempre avere la fede cristiana, pronta a guardare dove il bisogno chiama. Ora Egli è ritornato laggiù, fra la sua gente africana, a proseguire nella sua fatica quotidiana accanto alle popolazioni sfavorite. Egli si porta nel cuore la soddisfazione di sapere che in Italia c'è anche la gente di Zoppola che lo segue, senza tanti clamori ma con continuità e con la concretezza di un periodico e costante aiuto.

Quest'anno ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. In essa il 10 Dicembre del 1948 venne proclamata dall"ONU l'uguaglianza degli esseri umani, assieme col proposito che essa divenga una realtà per tutti. E' un compito che tocca ognuno di noi, pur nel nostro piccolo. E con gli aiuti a Bafatà ci siamo così uniti ai tanti che hanno detto il loro sì ad una solidarietà fattiva. L'uguaglianza degli esseri umani e i diritti di tutti, non devono solo restare scritti su una carta, ma diventare carne e sangue dei tantissimi che ancora nel mondo restano affamati e ammalati, nonostante i solenni proclami.

Le gravi condizioni economiche che hanno colpito tutto il Pianeta, si sono ripercosse in modo gravissimo nella già difficile situazione africana. Il settore alimentare e sanitario ne hanno risentito in modo pesante. Nelle missioni, sulle cui spalle, anche in Guinea, ricade l'onere di provvedere a scuole e a ospedali, si deve far fronte a spese che ogni giorno diventano sempre più insostenibili.

I soldi che noi inviamo loro vengono incontro a questi drammatici problemi quotidiani. Non coprono tutto, ma assieme con gli altri aiuti che dall'Italia arrivano in Guinea, danno ai missionari un po' di respiro. Quest'anno siamo riusciti a mettere insieme la somma di 6.100 euro, ma sappiamo che durante il suo passaggio per Zoppola, al Vescovo Zilli sono stati consegnati altri soldi a lui direttamente.

La situazione sanitaria in Guinea ha registrato in questi ultimi mesi anche il diffondersi massiccio dei colera. E' una situazione che purtroppo di tanto in tanto si ripete, a causa delle condizioni igieniche generali. Le ultime notizie sembrano far pensare che la situazione volga al meglio, sia pur lentamente.

Più grave invece è il problema della droga, il cui traffico e smercio ha coinvolto anche funzionari e militari, in combutta con spacciatori americani e pure europei.

C'è però anche una buona notizia dalla Guinea. Sembrava impossibile che le forze politiche, corrotte e litigiose, si mettessero d'accordo almeno per indire le elezioni che erano previste per quest'anno. Ebbene le elezioni amministrative si sono svolte nel novembre appena passato sotto il controllo dell'ONU. C'è stata un' affluenza numerosa -circa 1'80 %­senza incidenti e irregolarità. Un partito, quello più antico -il PAIGC- ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi -67 su 100- e quindi può governare con tranquillità. Tutti, all'interno del paese e anche all'estero, hanno salutato con gioia questo fatto.

Ma non va dimenticato che la corruzione resta annidata in ogni settore del paese e che anche la politica non è del tutto pulita. Mancano ordinamenti giudiziari efficienti e le infrastrutture amministrative sono poche. Gli impiegati e i funzionari vengono pagati poco e talvolta con ritardo di mesi. Sono quindi sempre indotti a mezzi e guadagni poco chiari, come nel caso del traffico della droga. La quale entra con molta facilità, sguarnito com'è il paese di un controllo di polizia all'altezza della situazione, e dove i militari, che sono una casta quasi intoccabile, ne approfittano per mantenere i loro privilegi.

La situazione non appare però tanto rosea ancora, perchè anche dopo elezioni così partecipate, dopo solo una settimana, si è avuto nella capitale Bissau un assalto alla residenza del Presidente della Repubblica, Bernardo Vieira. Un assalto che si è risolto, per fortuna, con un nulla di fatto, salvo un morto e qualche arresto. Ma -e questo appare inquietante- sembra che ad organizzare il colpo sia stato proprio lo stesso presidente, il cui partito è stato sonoramente bocciato alle elezioni -ha avuto solo 3 eletti-. Lo avrebbe fatto per perturbare il buon andamento elettorale, al fine di rimettere tutto in discussione e così stornare da sé la grave accusa da più parti fattagli, secondo la quale sarebbe lui a guidare il traffico di droga nel paese guineano. E di ciò sembra che all'ONU siano consapevoli, tanto che ai primi di dicembre il segretario generale dell'ONU ha sottoposto al Consiglio di Sicurezza il problema del narcotraffico della Guinea. Con questo intervento e con aiuti economici puliti, speriamo che la politica interna della Guinea divenga più democratica e efficiente.

Un altro fatto positivo è costituito dalla Radio, che è stata installata da un po' di tempo dai missionari italiani, in una zona centrale della Guinea, a Mansoa. Denominata `Sol Mansi' (il sole sta sorgendo), essa impiega tecnici cristiani, musulmani e animisti, tutti impegnati giornalmente in un'opera di informazione e di formazione. E ora­grazie ad un intervento di tecnici italiani- la radio raggiunge tutto il territorio nazionale e rappresenta nella Guinea la quarta stazione radio per importanza. Può pure usufruire di altre sedi locali tra cui quella installata nella diocesi di Mons. Zilli. Di essa ora egli si serve per un lavoro più puntuale di istruzione e formazione sia giovanile che popolare, in Bafatà e nelle zone circostanti, dove finora per la scarsità dei mezzi di comunicazione non era possibile arrivare che saltuariamente.

Missione BAFATA'
Anno VI - aprile 2009
A fianco delle popolazioni sfavorite

Negli ultimi numeri abbiamo già avuto l'occasione di parlare la situazione socio-politica della Guinea-Bissau, di come essa fosse difficile e instabile pur non mancando qualche spiraglio di speranza, specie dopo le elezioni nel paese, avvenute in pieno ordine e con grande partecipazione.

Non c'era da farsi tante illusioni, lo dicevamo, anche perché la Guinea­Bissau è una democrazia giovane e fragile, lasciata troppo a se stessa dalle Potenze Occidentali. Con i suoi pochi mezzi essa è facile preda di tante Organizzazioni senza scrupoli e dagli interessi poco puliti, come quelli ultimamente della droga. Le nazioni civili e democratiche, anche dell'Europa non dimostrano di agire efficacemente; parlano tanto ma poi lasciano correre le ingiustizie e le prepotenze che in queste terre non sviluppate vengono perpetrate di continuo.

Ed è appunto in seguito alla presenza della droga nel piccolo paese africano, che ha coinvolto politici e militari anche ad alti livelli, si sono avuti negli ultimissimi giorni degli episodi tragici, che hanno visto morire assassinati i due massimi rappresentanti del paese, il presidente della Repubblica Joao Bernardo Vieira e il capo delle Forze Armate Tagme na Waie, uccisi tutti e due a poche ore l'uno dall'altro il 1 e 2 marzo 2009. Entrambi erano implicati nel traffico di droga che faceva passare la sostanza dal Sud-America agli Stati dell'intera Europa.

Questo era notorio non solo nella Guinea-Bissau, ma anche a livello internazionale. Ma chi avrebbe dovuto intervenire non l'ha fatto e i lamenti e le condanne che si sono levate da parte di tanti Stati Occidentali, suonano abbastanza ipocrite e inutili, dopo che si è lasciato libertà d'azione in zone sguarnite alle organizzazione del narcotraffico, che speculano del tutto indisturbate sui bisogni e sulle debolezze di uno Stato giovane, e con popolazioni bisognose di tutto. Le reazioni all'interno del piccolo Stato sembrano abbastanza composte. Il governo da poco eletto con elezioni regolari pare tenere, pur non essendo ancora chiari i suoi rapporti con il potere delle autorità militari. Non c'è che da sperare che ora, dopo questa svolta tragica, le organizzazioni mondiali prendano sul serio in considerazione la precaria situazione della Guinea-Bissau e l'aiutino, non solo a parole, come in sostanza si è fatto fin qui, ad uscire dallo stato di instabilità in cui essa si è sempre trovata sin da quando nel 1974 ha ottenuto l'indipendenza. Anche le massime autorità religiose della Guinea-Bissau hanno fatto sentire la loro voce in un comunicato ufficiale congiunto. Ne diamo, nell'altra pagina, la traduzione delle indicazioni pratiche rivolte ai fedeli di religione cattolica, evangelica e musulmana, cosi come ce le ha fatte pervenire via internet il vescovo Mons. Pedro Zilli.

LIDERES RELIGIOSOS DAS COMUNIDADES CATOLICA, EVANGÉLICA
E MUSULMANA DA GUINÉ-BISSAU

Mensagem ao Povo da Guiné-Bissau

Il gravissimo momento sociale che stiamo attraversando non necessita di molte parole, né di promesse  opportunistiche o ingannatrici.

Occorre un esame di coscienza profondo e un'urgente necessità di comportamento nuovo nella nostra vita sociale e comunitaria.

Non possiamo continuare con una mentalità e una pratica basata sulla stregoneria e sulla violenza, ricorrendo alla vendetta individuale, a colpi di Stato presunti o veri, all’uso corrotto dei beni pubblici e ad affari nascosti, immorali e illeciti.

Dobbiamo entrare in un modo di vita più positivo e aperto: una vita sociale in cui ci sia un'accoglienza fraterna e reciproca, un non ricorso alla violenza fisica, ma alla giustizia legalmente esercitata, il rispetto per le esigenze comuni dell'etica e il ricorso inestimabile della fede in Dio.

Ci aiutino a crescere sempre di più nella gioia di essere cittadini della stessa Patria, continuatori di quelli che ci offrirono gratuitamente il bene della libertà e dell'indipendenza da difendere e da concretizzare.
E' indiscutibile che se continuiamo a seminar odio, raccoglieremo solo tempesta; se al contrario incominceremo a seminar la verità, questa ci libererà e troveremo la Pace.

Non è vergogna né debolezza lasciare una strada che scopriamo falsa o pericolosa.

Vergogna è non aver il coraggio di farlo.

A questo proposito e come frutto concreto di questo Messaggio pensiamo di proporre quanto segue:
Che dalla prossima settimana (5-12 aprile) facciamo una settimana di preghiera, e che in essa ogni comunità scelga un Giorno particolare di preghiera e di penitenza, per la pace e la vera riconciliazione fra i guineani. Preghiamo e digiuniamo; e riflettiamo seriamente sulla necessità di cambiare.

Che nelle varie celebrazioni di ogni comunità, i credenti manifestino qualche gesto concreto di pentimento, di perdono e di riconciliazione.

Che da questo momento noi credenti ci impegniamo in un lavoro continuo, a favore della riconciliazione nazionale. Gli ultimi fatti drammatici provano con evidenza che la società guineana non si è ancora riconciliata con se stessa.

Che Dio, onnipotente e misericordioso, aiuti a trasformare le nostre menti e i nostri cuori, e volga su di noi il suo volto e benedica la Guinea.

                                    Bissau, 02 de Abril de 2009

                                    • Missione BAFATA'   
                                      Anno VI - luglio 2009  
                                      A fianco delle popolazioni sfavorite

E' da poco tornato in Italia Armando Mariutti di Orcenico Superiore, che già sappiamo impegnato in Guinea-Bissau con il Gruppo volontari di Cordenons a sostegno dei missionari italiani, presenti in quella terra disagiatissima da mezzo secolo. Dopo aver messo in opera con gli amici di Cordenons una scuola per gli studi superiori, è riuscito allestire per i giovani del settore, vicino alla capitale, un efficiente campo sportivo con annesse tribunette, che è sfruttato in pieno per incontri di importanza regionale. Ci ha portato notizie fresche sulle ultime vicende della Guinea, segnate da episodi truci, di cui abbiamo dato notizia anche nel nostro Foglietto. Dopo l'assassinio del Presidente della Repubblica e del Capo delle Forze armate, in contrasto tra loro, per questioni di traffico-droga, ci sono state uccisioni di personaggi politici in corsa per le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica. Sembrava che tutto dovesse precipitare e qualcuno domandava l'intervento di forze internazionali per controllare la situazione e garantire le elezioni. Ma per fortuna non ce ne fu bisogno e le elezioni si sono svolte il 28 giugno in modo tranquillo e regolare. La prima tornata elettorale ha scelto i due candidati che si confronteranno nel prossimo turno fissato il 26 luglio. Anche i vescovi di Bissau e di Bafatà hanno dato -abbiamo visto- il loro contributo a calmare gli animi. L'interesse e la preoccupazione degli organismi internazionali dell'Africa, dell'Europa e dell'ONU si sono fatti sentire in modo deciso e speriamo che davvero incominci un'era di tranquillità e di normalità anche per la Guinea. Sì che si possa aprire anche per quelle popolazioni un futuro garantito verso quel benessere che la gente aspetta ormai da troppo tempo.

In mezzo a tante notizie quasi sempre negative, ogni tanto arriva qualcosa di buono. Questa volta si tratta di una costruzione colossale che favorirà la vita di tutta la popolazione. Su uno dei larghi corsi d'acqua che segnano la costa della Guinea-Bissau e che si devono ogni giorno attraversare per accedere alla capitale, è stato da poco terminato e di già inaugurato un maestoso ponte, costruito da una ditta portoghese. E' lungo un chilometro, ed è basato su enormi piloni sprofondati nell'alveo del fiume Cacheu. Il ponte che è stato denominato 'euro-africano' fa risparmiare alla gente e anche ai missionari ore e ore di attesa per il transito sui due sensi su piattaforme­battello che collegavano le due rive, e che non sempre erano in condizione di funzionare. Un missionario dandoci la comunicazione esprimeva la sua soddisfazione, ma anche il `rammarico' per veder così finito l'alone di `eroicità missionaria' che accompagna sempre ogni loro movimento in terra di missione. Ora diviene tutto più facile e quasi se ne `vergognano'. Però sanno che i problemi che li attendono sono molto più faticosi di quelli fisici, difronte al difficile passaggio in cui i loro cristiani si trovano oggi per rispondere ed affrontare in modo adeguato le sfide che la vita moderna richiederà ogni giorno di più, specie ai giovani.

I giovani guineani sono molto attivi, nello studio, nell'arte, nella poesia e nella musica. Purtroppo non trovano ancora molti sbocchi di lavoro. E si muovono un po' come possono. A Bissau danno vita a complessi musicali utilizzando i loro strumenti tradizionali. Alcuni riescono a servirsi anche della moderna tecnologia e ad incidere dischi, cassette o dvd con cui smerciare le loro esibizioni. Entrano in contatto con amici europei, specie portoghesi, per avere una mano e aggiornarsi sulle tecniche necessarie per queste produzioni. La musica e la danza sono molto sentite dagli africani e ciò che riescono a farci vedere via internet non ha nulla da invidiare rispetto ai vari raduni sonori e canori che notiamo in Europa e nel mondo. I quali, a dir il vero, hanno molto di stile africano nei loro ritmi e movenze.

Occorrerebbe che la sintonia che i giovani sanno subito trovare fra loro con la musica, servisse di esempio anche per i grandi, i politici, gli studiosi, gli economisti. Purtroppo però con l'età aumenta anche la chiusura e l'egoismo che rendono tanto difficili i rapporti fra gli uomini e i popoli. Lo sport e i giovani potrebbero essere occasioni per farli smuovere. Il nostro Mariutti all'inaugurazione del suo campo di calcio ha `costretto' le autorità statali a farsi vive e la stessa radio nazionale si è `precipitata' a trasmettere l'evento e ad intervistare il nostro concittadino.

Pensare a questi giovani e alla loro ricca vitalità, costretti ad una vita che blocca sul nascere le tante potenzialità che hanno -come si vede ogni volta che espatriando vanno ad occupare posti di responsabilità e a comportarsi sempre in modo encomiabile- riempie il cuore di tristezza e di indignazione per i tanti sprechi che ingombrano il nostro mondo sviluppato spesso in balia del vizio e della corruzione.

Quando meglio impiegate sarebbero tante energie e risorse, anche nei nostri giovani, se solo per poco si alzasse la testa e si facesse correre il pensiero su tante mete che potrebbero aprirsi alla marea di gente che nel mondo stenta e fatica! Nella nostra Guinea per esempio solo il 13% arriva a godere dell'acqua potabile. C'è solo un medico ogni 11.000 abitanti (e nella capitale, dove sono ammassati circa Ifa milione di persone, uno ogni 24.000). La mortalità infantile va da 50 a 100 per mille, fino all'anno di vita, per salire per quelli fino a 5 anni, dal 50 al 300. Solo il 6,5 % dei bambini può usufruire dell'asilo. E le scuole elementari possono servire solo il 50% degli alunni. I ragazzi sono il 59% e le ragazze il 49%. E anche dove sono installate le scuole, non tutti possono permettersi di frequentarle (chi non ci va, nelle città, arriva al l'80%). Per fortuna ci sono le radio, ma i giornali sono pochi e limitati alla capitale, ma nessuno è a scadenza quotidiana. Ma non ne potrebbero usufruire tutti, se il 47% degli uomini e l'85% delle donne non sa leggere.
                                                                                                                                                 Missione BAFATA'    

Anno VI - ottobre 2009

A fianco delle popolazioni sfavorite

 

Il ballottaggio delle elezioni per il presidente della Guinea, avvenuto 1'S settembre scorso, si è svolto regolarmente. Il vincitore è risultato il candidato Malam Bacai Sanha del partito PAIGC, che attualmente governa il paese. Dovrebbero perciò esserci le condizioni di un ritorno alla normalità. Lo ha ribadito il nuovo presidente, un musulmano moderato, impegnandosi nei suoi primi discorsi a riportare ordine e serenità nei rapporti tra i politici, ultimamente scossi dalle tragiche uccisioni delle due più alte personalità del paese.

I due vescovi Zilli e Camnate hanno salutato con gioia lo svolgimento ordinato delle elezioni, ma sanno che non si può pensare che tutto sia ritornato quieto. E sono intervenuti energicamente contro l'inseguimento avvenuto all'interno della missione di Bissau ai danni di un deputato, ricercato da alcuni militari, senza che ci fosse un ordine di arresto da parte delle autorità giudiziarie. Intanto prosegue il normale e intenso lavoro di formazione e di assistenza delle popolazioni. La Diocesi di Bafatà prosegue con un lavoro programmato. Le continue visite pastorali che il presule Zilli fa alle missioni sparse nella vasta sua diocesi, sono il segno dei lavoro organizzato che, assieme ai missionari e alle suore, svolge nei territori.

Ora tutto questo è possibile seguirlo e prenderne atto, attraverso un notiziario

che la Diocesi pubblica nel sito che ha aperto e che si può consultare anche dall'Italia. Il notiziario ha come titolo il Balafon, uno strumento musicale (un grosso tamburo), che viene usato per comunicare a distanza per le riunioni della comunità. Dall'ultimo numero possiamo ricavare il ritmo della vita della Chiesa di Bafatà.

 

Tra Bafatà e Verona c'è un legame stretto che dura da diverso tempo, anche grazie al fatto che il primo vescovo della Guinea fu il veronese Arturo Ferrazzetta, morto durante la guerra civile, che lo vide strenuo costruttore di pace tra i contendenti. Di lui, a Selva di Progno (Vr), il paese natale del vescovo, è stato comunicato l'inizio del processo diocesano della sua beatificazione. Da qualche anno, da Verona sono giunti due sacerdoti italiani a gestire una parrocchia­missione alla periferia di Bafatà. E nel mese di luglio di quest'anno un gruppo di giovani veronesi ha trascorso un periodo di ambientazione missionaria in diverse zone della diocesi africana. Tra la gioventù studentesca della diocesi e fra gli intellettuali ci sono stati diversi incontri, che mostrano l'impegno e la preparazione dei cristiani. In diverse parrocchie la Commissione Giustizia e Pace ha affrontato i problemi riguardanti i diritti umani e lo sviluppo, nell'ambito del Progetto stilato dalle Conferenze episcopali del Senegal, Mauritania, Capo-Verde e Guinea-Bissau. A Tite, nel sud del paese, i responsabili dell'ospedale gestito dalla diocesi si sono trovati per affrontare i non pochi problemi avutisi con la crisi recente. Lo dirige un sacerdote piemontese don Giuseppe Bergerio, giunto in Guinea dopo diversi anni di missione in Brasile. A Farim, nella zona nord, si è tenuta in agosto una settimana di formazione per i giovani, provenienti da diverse comunità, specialmente da Bafatà, da Farim e da Gabù. E a Bambadinga, nella zona centrale della diocesi, per 15 giorni, agosto/ settembre, si sono riuniti da tutta la Guinea circa 250 ragazzi, dai 6 ai 1.4 anni, con gli stessi intenti educativi. E a Catio, nel sud, la diocesi ha anche dato vita ad un corso di Pedagogia, gestito da 22 professori dell'Istituto Superiore Universitario, per la preparazione di insegnanti operanti nelle scuole di secondo grado.

A questo lavoro culturale e pedagogico, va aggiunta l'importante realizzazione conclusasi alla Radio cattolica Sol Marosi di Mansoa, di cui abbiamo dato già notizia, tra la componente cristiana e quella musulmana nei programmi radiofonici. Le due religioni hanno iniziato un cammino comune in un lavoro di informazione-formazione che sia rispettoso delle religioni che interessano buona parte della popolazione guineana.

A ciò va sempre unito il lavoro `concreto', riguardante il cibo e la terra della gente, che continuamente viene portato avanti dalle missioni. Qui a fianco alcune foto che ritraggono il lavoro per l'allestimento dei pozzi.


Missione BAFATA'
A fianco delle popolazioni sfavorite
Dic. 2009 - Gen. 2010

 

La voce di Vescovi riuniti a Roma:

<Il Sinodo nota con tristezza che la situazione in parecchi paesi dell'Africa resta molto vergognosa... Coloro che controllano le sorti di queste nazioni devono assumersi piena responsabilità per il loro deplorevole comportamento. Nella maggior parte dei casi, abbiamo a che fare con avidità di potere e di ricchezza a spese della popolazione e della nazione. Qualunque sia l'inciden­za degli interessi stranieri, c'è sempre la vergognosa e tragica collusione dei leader locali: politici che tradiscono e svendono le loro nazioni, uomini d'af­fari corrotti che sono in collusione con multinazionali rapaci, commercianti e trafficanti di armi africani, che fanno fortuna con il commercio di piccole armi che causano grande distruzione di vite umane, e agenti locali di alcune organizzazioni internazionali che ven­gono pagati per diffondere letali ideo­logie in cui essi stessi non credono. La conseguenza negativa di tutto ciò sta davanti al mondo intero: povertà, mise­ria e malattie; rifugiati dentro e fuori del paese e oltremare, la ricerca di più verdi pascoli che porta alla fuga dei cervelli, e migrazione clandestina e traffico di persone umane, guerre e spargimento di sangue, spesso su com­missione, l'atrocità dei bambini soldato e un'indicibile violenza contro le don­ne. Come si può essere orgogliosi di `presiedere' su un tale caos? Che ne è del nostro tradizionale senso africano di vergogna? >

E' un brano del messaggio dei vescovi africani, uniti col Papa, inviato nell'ottobre scorso, a tutti i governi del Continente, sulla situazione attuale dell'Africa. Essi non sono teneri con i loro governanti; la parola `vergogna' ricorre più volte nel discorso. Non scusano affatto i Governi locali, pur non ignorando che anche i Paesi Occidentali hanno le loro colpe nella situazione negativa africana.

Al Sinodo romano ha partecipato anche il Vescovo di Bissau mons. Camnate. E il vescovo di Bafatà mons. Zilli ha seguito da vicino i lavori, dandone comunicazione ai fedeli guineani tramite il sito internet diocesano.

`Ci rallegriamo -vi si legge- del meraviglioso messaggio inviato dai Padri sinodali alla Chiesa africana. Il messaggio è molto forte: non si può perder più tempo, l'Africa deve cambiare e non deve abbandonarsi alla sfiducia'.

I responsabili della Chiesa Cattolica africana dimostrano che non intendono solo impegnarsi nella soluzione dei problemi concreti che affliggono ogni giorno le popolazioni locali - da sempre sono in prima fila, nel campo della sanità e dell'istruzione - ma non esitano anche a richiamare i governanti, e anche a rimproverarli severamente, quando essi trascurano i loro doveri verso le popolazioni.

I diversi problemi concreti che non permettono di migliorare la situazione economica e sanitaria della gente africana trovano spesso nella classe dirigente un ostacolo non secondario. E ciò che i missionari - specie il clero locale, e in prima fila i vescovi - possono fare, per eliminare la disonestà e la corruzione diffusa, non è poco. E' questo che noi dobbiamo tener presente quando sosteniamo con il nostro aiuto la Chiesa d'Africa. Il nostro piccolo ma costante sostegno economico aiuta la sua azione ad essere efficace, influente e spesso decisiva, in situazioni che sembrano senza via d'uscita.

Anche in Guinea-Bissau, più di una volta l'intervento del primo vescovo di Bissau, mons. Settimio Ferrazzetta riuscì a fermare situazioni che potevano degenerare in guerra civile.

Quest'anno la nostra raccolta di denaro a favore della Diocesi di Bafatà, è proseguita in modo regolare. Siamo riusciti a spedire 3250 euro. Si sono uniti a noi, anche alcune persone di Cusano, che nella Giornata del Ringraziamento, hanno voluto dire il loro grazie a Dio, in un modo concreto pensando a quelli che stanno peggio: hanno così raccolto 800 euro a favore dei bambini orfani e bisognosi, che in Bissau vengono assistiti dalle Suore italiane che da anni prestano la loro opera in quello Stato africano.

La situazione politica in Guinea-Bissau sembra attualmente avviata verso una normalizzazione. Le autorità civili e militari danno segni di collaborazione e anche le autorità europee e mondialisono più vicine, nel sostenere questi sforzi che sono promettenti, ma ancora incerti.

Nelle parrocchie cittadine, e nelle missioni sparse nel territorio guineano, l'attività scolastica e assistenziale vede sempre molto attivi i missionari, le suore e i laici dei vari istituti, fra cui primeggiano gli italiani.

Un'idea di questa attività in tutta la Guinea, la possiamo avere dalla notizia tratta dal sito della diocesi di Bafatà relativo ad un progetto denominato `Maternità senza rischio' a favore delle donne. Nel 2008 nella zona di Bafatà il numero delle visite effettuate nella `Casa della maternità, presso la Curia diocesana, ha raggiunto il numero di 654, e quello di 1487 nei villaggi sparsi nella zona circostante.

In Guinea, è numerosa la presenza italiana: per questo c'è molta simpatia per il piccolo Stato africano in tutta l'Italia. Varie sono le iniziative - segnalate anche su internet - che in varie regioni, specie nel Veneto, vengono prese a favore delle povere popolazione guineane.

E anche noi, nella nostra zona, abbiamo un gruppo a Cordenons, in contatto continuo con la Guinea. E pure nel nostro Comune abbiamo la presenza in Guinea, più volte segnalata, di un nostro concittadino di Orcenico Superiore, che si trasferisce ogni anno, nella località guineana di Nhoma, al fianco dei francescani italiani, a dare la sua opera concreta ed efficace a favore della gente del posto, con un occhio di riguardo per i giovani.

 

 

Missione Bafatà 
A fianco delle popolazioni sfavorite
aprile 2010

 

La Domenica dell'Ulivo 2010 i giovani italiani si sono radunati a Roma a celebrare con il Papa in piazza S.Pietro la Giornata Mondiale della Gioventù, e quelli africani di Bafatà si sono recati con il loro vescovo mons. Pedro Zilli nel vicino Senegal a festeggiare la Giornata della Gioventù con i coetanei della diocesi di Zinguinchor. Si trattava della 25^ edizione della Giornata in quella diocesi. Che quest'anno si è voluto abbinare con la riflessione portata avanti dai vescovi al Sinodo per l'Africa, svoltosi a Roma lo scorso anno, e che ha riguardato la ricerca di una concreta riconciliazione e il ristabilimento vero della pace in tante zone dell'Africa, rattristate da corruzioni, ingiustizie e guerre.

Anche nella Guinea la situazione non è ancora rasserenata, nonostante l'esito pacifico e positivo della elezione nel novembre scorso e che ha dato un governo stabile. Il Vescovo Zilli non ha mancato di condannare alcuni atti di prepotenza effettuati dai militari contro dei cittadini senza che fossero provate contro di loro le accuse di cui venivano incolpati. Il presule ha richiamato severamente le autorità politiche al loro dovere di impedire che simili abusi non abbiano a ripetersi.

Ma lo squilibrio dei poteri in Guinea è ancora forte, ed è a favore dei militari: nonostante discussioni, provvedimenti e sovvenzioni, anche straniere, non si riesce a dare sistemazione economica ai numerosi soldati presenti nelle caserme, e soprattutto agli ufficiali, che non sono disposti a perdere il potere anche politico sulla nazione, che mantengono fin dalla liberazione nazionale, quando furono decisivi. E di questo esigono un riconoscimento.

Molti pensano però che tale situazione non possa essere risolta che con la presenza di una forza multinazionale, che costringa politici e militari a stare al proprio posto; ma ciò potrà avvenire solo dopo che la situazione economica sarà risolta, in un paese che purtroppo nella lista della povertà mondiale si trova al 172 posto su 177 stati.

E' sempre la stessa questione che schiaccia questi popoli e che impedisce loro di giungere a risultati positivi, per una condizione di vita dignitosa.

Purtroppo la solidarietà mondiale è molto teorica. In queste zone disagiate dell'Africa la presenza disinteressata dei bianchi è, in pratica, solo quella dei missionari e dei volontari, ma la loro azione non può certo far fronte a situazione antiche e gravissime che gli stessi governanti locali sono impari a gestire, con i mezzi scarsi e precari a loro disposizione.

La povera gente, che è la maggioranza, ed è senza colpa, è la prima a soffrire. Non ha certo tutte le esigenze del vivere moderno, ma è ancora priva delle elementari condizioni per una vita sana e serena. A loro provvedono i tanti ‘samaritani' che da varie parti del mondo vengono loro incontro, con quegli aiuti che fanno pervenire ai missionari. Certo che non si può non essere indignati per i tanti sprechi che vediamo qui attorno a noi, senza che riusciamo ancora -noi così organizzati in tutto- a far giungere loro almeno quello che noi sprechiamo! Ma si sa, spesso chi sta bene non avverte la presenza del bisognoso; la sua insensibilità non gli fa percepire il bisogno del vicino, figuriamoci se vede quello del lontano.

Noi intanto continuiamo. E a noi si sono aggiunti degli altri. Dopo quelli di Cusano, altre famiglie di Zoppola si sono unite a garantire un contributo periodico ai bambini di alcuni villaggi situati alla periferia di Bissau, assistiti da suore Italiane che sono già entrate in contatto con i benefattori. Siamo riusciti a far avere loro la somma di euro 1.800, compreso l'importo delle donne di Cusano, ( E alla diocesi di Bafatà è già arrivato il primo nostro contributo, per l'anno 2010, di euro 1.000).

Abbiamo già detto che dall'Italia arrivano molti in Guinea, anche se non riuscono a far fronte a tutti i bisogni. Ma va anche detto che opere notevoli sono state fatte da imprese europee, che rappresentano un vantaggio enorme per l'intera popolazione, come il ponte, di cui presentiamo la foto, qui sotto. Questo si trova poco a nord della capitale Bissau, sul fiume Mansoa, in località Joào Lamdim.

Lungo circa mezzo kilometro, esso permette alla gente di arrivare in poco tempo ai mercati della capitale, senza le lunghe attese del traghetto. Questo ponte è stato realizzato già da alcuni anni ed è dedicato all'eroe nazionale, Amilcare Cabral. Da pochissimi mesi poi è in funzione anche un altro ponte molto più lungo realizzato da una impresa portoghese. E' posto lungo la stessa strada, si dà collegare direttamente la capitale guineana con la cittadina di Ziguinchor nel vicino Senegal.

 

Missione BAFATA Anno VII - ottobre 2010

A fianco delle popolazioni sfavorite

Questa estate ci ha fatto visita - una visita brevissima- il Padre Gerard Meyer, il religioso francese che gestisce la missione di Gabù, nella diocesi di Bafatà, dove arrivano i periodici aiuti che inviamo al Vescovo Zilli. Il P.Meyer è giunto a Zoppola proprio nel bel mezzo dei festeggiamenti di `Arte e Sapori'. Con lui c'era suo fratello Lucieb. Venivano dalla Francia, dove il padre stava trascorrendo un periodo di riposo nella sua regione di origine, la Lorena. Abbiamo così potuto far loro vedere un po' del nostro paese e le capacità della nostra gente. E alla sera hanno potuto gustare anche la saporita pizza del Caretel. Sono stati molto contenti e vi salutano tutti. Hanno portato alcune delle foto della missione, tra cui quella -qui sotto riprodotta­ dell'automezzo, che abbiamo contribuito ad acquistare. Con tale mezzo il padre può far giungere i catechisti, i maestri e gli infermieri nelle località che sono molto lontane dal centro missionario.

Nella busta che raccoglie le foto, c'è, dopo l'intestazione Missào católica - Gabu­Guiné-Bissau, il ringraziamento in dialetto criolo OBRIGADU PA DJINTIS DI ZOPPOLA (Grazie alla popolazione di Zoppola).

Padre Meyer, che fa parte dei religiosi Spiritani, oltre ad essere responsabile della missione di Gabù, è anche uno studioso delle tradizioni e delle lingue locali. Ha già, raccolto, trascritto e pubblicato tanti racconti, in diversi volumi, e ha voluto farcene omaggio di due, dove sono raccolti molti racconti e leggende che fanno vedere la saggezza, la furbizia e la ingegnosità di popoli che impropriamente noi chiamiamo `primitivi'. I racconti sono scritti in francese e se qualcuno, conoscendone la lingua, volesse leggerli, può chiederceli.

Qui sopra abbiamo la foto dei nuovi tre sacerdoti guineani ordinati a Bafatà nel giugno di quest'anno. Con loro c'è il vescovo mons. Zilli, che ha espresso tutta la sua gioia all'intera diocesi. Ma è una gioia anche per me, dato che a questi novelli preti africani ho avuto l'onore di insegnare, nel mio breve periodo passato nel 2006 al Seminario Maggiore di Bissau. Ma oltre a questi tre sacerdoti della diocesi di Bafatà, ce ne sono stati altri due della diocesi di Bissau, ordinati a Farim dal vescovo mons Camnate. E non basta. Quest'anno definito da un missionario italiano `annata grassa' per le numerose ordinazioni, ci sono anche i sei francescani africani ordinati preti nel gennaio del 2010. E' una grande gioia che ha investito tutta la popolazione - le mamme degli neo-preti hanno presentato personalmente al vescovo i loro figli, ringraziando di averli accolti nella nuova famiglia della Chiesa - ed è una gioia che corona molto bene anche l'Anno Sacerdotale proclamato dal papa Benedetto XVI. E questo, in parte, compensa in Guinea le amarezze che hanno colpito la Chiesa in tante parti del mondo.

Intanto la Chiesa della Guinea-Bissau continua nel suo impegno evangelico accompagnandolo con varie attività di promozione umana. Oltre alle attività classiche e tradizionali che toccano la scuola e la sanità, ce ne sono altre di molta attualità. Apprendiamo che tra il 6 e 9 maggio c'è stato a Bissau il 2° Seminario su Giustizia e Pace, in cui si discusse sui problemi della droga e della politica; a Farim dal 17 al 21 maggio si è tenuto il 2° Stage di Cucito per le donne e le ragazze, che ha visto la partecipazione di una trentina di persone; dal 24 al 28 maggio si è avuta la Settimana Creativa per le Scuole, in cui i giovani erano accompagnati in diverse esperienze artistiche; dal 14~al 25 di giugno presso Radio Sol Mansi -la radio cattolica di Mansoa che collabora con i musulmani- c'è stato un corso per aspiranti giornalisti, tenuto da un giornalista brasiliano, amico di mons. Zilli; e dal 24 al 27 maggio mons. Zilli ha effettuato la visita pastorale a Gabu, dove Padre Meyer, ha potuto presentargli anche la sala per riunioni, costruita vicino alla chiesa, anche con gli aiuti da noi inviati da Zoppola.